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FINANZA/ Un "bluff" dietro al nuovo Fondo salva-stati

Le condizioni poste dalla Corte costituzionale tedesca, spiega MAURO BOTTARELLI, di fatto smontano il concetto di acquisti illimitati di titoli di stato annunciati dalla Bce

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Alla fine è andata come ampiamente preventivato, una soluzione all’europea. La Corte costituzionale tedesca ha bocciato il ricorso che chiedeva di riconoscere l’incostituzionalità del fondo salva-Stati Esm, ma ha posto un limite: la Germania non dovrà mettere un solo euro in più rispetto ai 190 miliardi già versati, se non previa votazione al Bundestag. Un compromesso più che onorevole e che, francamente, solo un europeista votato all’idealismo poteva pensare che la Corte di Karlsruhe non ponesse nero su bianco come condizione, anche per blandire la crescente fetta di Paese che chiedeva un “no” all’Esm.

Insomma, piena operatività, si parte subito con le banche spagnole da ricapitalizzare? Calma. La prima riunione del consiglio dei governatori dell’Esm si terrà il prossimo 8 ottobre, lo ha comunicato il presidente dell’eurogruppo Jean-Claude Juncker: «Non vedo l’ora che vengano completate tutte le procedure per l’entrata in vigore del trattato sull’Esm. Conto di convocare la prima riunione del consiglio dell’Esm per l’8 di ottobre a margine del vertice dell’Eurogruppo. Il trattato sul Fiscal compact entrerà in vigore non appena almeno 12 paesi dell’eurozona lo avranno ratificato, in ogni caso non prima del 1 gennaio 2013. Entrambi i trattati, quello che istituisce l’Esm e quello che istituisce il Fiscal compact, sono un passo verso una più stretta integrazione fiscale ed economica dell’eurozona potenziandone la governance», così la nota del presidente dell’Eurogruppo.

«La Germania ha dato un segnale forte per l’Europa», ha dichiarato Angela Merkel nel Bundestag, commentando la sentenza della corte di Karlsrhue. Chi invece se avesse evitato di commentare la notizia avrebbe fatto cosa saggia, è il premier spagnolo, Mariano Rajoy, secondo cui «la Spagna valuterà anche l’evoluzione dei tassi di interesse sui suoi titoli di Stato, che ultimamente stanno registrando calmieramenti, prima di decidere se far ricorso ai meccanismi di supporto europeo, che ora possono essere affiancati anche da interventi in parallelo della Bce. Non conosco ancora le condizioni e non so se è necessario che la Spagna chieda aiuti. Vedremo come si evolverà il premio di rischio». Della serie, dico chiaro e tondo ai mercati che finché gli spread restano giù come in questi giorni, non vale la pena di farsi commissariare, tanto più che c’è il supporto operativo della Bce.

Geniale, peccato che la compressione dello spread sia frutto legittimo proprio del fatto che la Spagna potrà usufruire di uno scudo a tre anni: dire in giro che finché la barca va e si può godere a costo zero dell’effetto psicologico della Bce senza utilizzarne i mezzi, sembra prendere per il naso la speculazione, la quale sa benissimo che senza le parole di Draghi il differenziale iberico col kaiser che sarebbe sceso così tanto. E Rajoy dovrebbe pensarci due volte, se non vuole vedersi costretto  a chiedere aiuto in un nanosecondo: va bene tutto, ma arrivare al tavolo verde salutando e dichiarando preventivamente il bluff, non è proprio geniale. C’è poi un’altra questione che può prestarsi a interpretazioni. Ovvero, se il limite di spesa per la Germania è fissato a 190 miliardi, questo di fatto smonta il concetto stesso di “acquisti illimitati” da parte della Bce, un ossimoro. D’altro canto, però, 190 miliardi è il limite di spesa in automatico, ovvero senza bisogno di far intervenire il Bundestag con il suo voto. Insomma, basterebbe ogni tot chiedere ai deputati tedeschi se gentilmente possono riunirsi, votare un aumento e aprire il portafogli e il concetto di “illimitato”, un po’ tirato per le molle, magari regge.