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BERNANKE & DRAGHI/ Campiglio: il vero problema è salvare gli Usa dal baratro

Ben Bernanke (Infophoto) Ben Bernanke (Infophoto)

Vorrei fare una considerazione. Il famoso “Occupy Wall Street” non può più essere considerato uno slogan. Cerco di spiegare il perché. Ci sono stati due momenti storici, nel corso di un secolo, in cui si è formato il cosiddetto “Top 1 percent”. L'1% delle famiglie americane aveva il 24% del reddito nazionale totale. Una sperequazione incredibile, che poi viene tradotta nel termine “polarizzazione”. Ora, nel corso di un secolo, questo è avvenuto in due anni. Non si stupisca. La prima volta è avvenuto nel 1928, alla vigilia del crollo del 1929, la seconda volta è avvenuto nel 2007, alla vigilia del drammatico 2008, l'inizio di questa crisi che viviamo. Diciamo pure che una sorta di “piovra finanziaria” ha risucchiato la produttività. Che cosa è accaduto dopo? Dopo quei due anni? Il picco del “Top 1 percent” è diminuito dopo il 1929 e anche dopo il 2007. Ma la sperequazione è rimasta. Negli anni Cinquanta e Sessanta, il picco era che il “Top 1 percent” possedeva il 13 o 14% del reddito totale. Ma se lei pensa a un periodo che si può definire di “giusta diseguaglianza”, poi deve ricredersi a partire dagli anni Settanta, quando la cosiddetta “polarizzazione” ricomincia a crescere in modo vertiginoso. E' diventata una “polarizzazione” esagerata”.

 

Bernanke, con questo tipo di intervento cerca di correggere la grande sperequazione, spera di muovere l'economia americana, di creare l'opportunità per nuovi posti di lavoro. Come si potrebbe fare in Europa?

 

Bernanke è il presidente della Fed, una banca di ultima istanza. Può fare questo tentativo e speriamo che gli vada bene, dato che la politica fiscale negli Stati Uniti è al momento congelata. Certo, con le differenze tra la Fed e la Bce, tra i due interventi esiste solo un'analogia. Mario Draghi ha indubbiamente estratto un ”bazooka” contro la speculazione, ma è un “bazooka” a portata limitata. Glielo ha ricordato la Corte costituzionale di Karlsuhe. Ora ci vorrebbe una qualche politica fiscale europea, una limitata unità, non mi illudo tanto di più, sugli investimenti ad esempio, varando un piano di infrastrutture, di collegamenti.

 

Draghi alla fine ha fatto quello che poteva, ma sembra che abbia indirettamente detto: io tampono la crisi, il crollo della zona euro, poi tocca agli Stati fare il loro compito per quanto riguarda la crescita. E l'Italia che cosa sta facendo?

C'è stato un collasso del reddito familiare italiano rispetto al prodotto interno lordo di dieci punti in percentuale. La spesa pubblica è sempre lì, uguale, e mal distribuita. Non credo che si possa risolvere genericamente il nodo della produttività. Qui bisogna pensare a una scelta di politica industriale che guardi al valore aggiunto. Non credo, al riguardo, che si possa dire a sindacati e imprenditori: pensateci voi, mettetevi d'accordo. Così proprio non si risolve il problema.

 

(Gianluigi Da Rold)

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