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RIFORMA DEL CATASTO/ L'esperto: irrealistico pensare di completarla in cinque anni

Secondo ALBERTO MACCHI non si possono abbandonare le rendite per un nuovo catasto dei valori. E soprattutto, ogni volta che si parla di immobili, occorre tempo, molto tempo

(Infophoto) (Infophoto)

“Per la riforma del catasto serviranno tre anni”, ha detto il ministro dell’economia Vittorio Grilli. No, ne serviranno “almeno 4 o 5” gli ha fatto eco il direttore dell’Agenzia del territorio Gabriella Alemanno l’altro giorno in audizione alla Commissione finanze della Camera. Non è d’accordo Alberto Macchi, geometra di lunga esperienza ed esperto di catasto: secondo lui ci vorranno almeno 50 anni! Si perché, “quando ci sono gli immobili di mezzo ci vuole tempo, sempre”. Secondo Macchi, che ilsussidiario.net ha intervistato per chiedere lumi circa la riforma del catasto, “l’unico cambiamento possibile è lento e graduale fatto quando realmente è necessario per il proprietario ragionare sul suo immobile”, ossia quando si tratta di fare una compravendita, una nuova costruzione o più semplicemente delle modifiche all’interno dello stabile. “Dire che tutti, da domani, dovete portare la dichiarazione del tecnico e dire ‘il mio appartamento è grande 70 metri, ha due balconi, ecc…’ non è una cosa credibile” e soprattutto “non si può imbastire dall’oggi al domani”. Macchi è inoltre convinto che è impossibile abbandonare il vecchio sistema delle rendite in favore di un nuovo catasto dei valori. Vediamo cosa Macchi ha risposto alle nostre domande.

“La valutazione del patrimonio immobiliare italiano non è aggiornata ed è spesso sperequata”, ha detto Grilli. Sottoscrive? Se sì, perché?

Vero. È così per un motivo molto tecnico. La rendita catastale è stata e viene variata solo nel caso in cui siano state apportate delle modifiche che necessitano di provvedimenti autorizzativi comunali e conseguente aggiornamento catastale. Altrimenti di per sé la rendita non è stata mai variata se non in un certo punto della storia, diversi anni fa.

Ci faccia un esempio.

Se un’abitazione, in qualsiasi punto della città si trovi, non avesse mai subito variazioni nel corso del tempo all’interno dell’appartamento, oggi potrebbe avere una rendita catastale corrisposta a qualche decennio fa.

Quello delle case fantasma è un problema reale?

Per quanto mi riguarda ne ho trattati una decina in un anno. Spesso si tratta di vecchi fabbricati che non erano mai stati censiti e rilevati da tempo. Mai cose importanti.

I valori delle rendite sono sballati e non riflettono i valori di mercato. Ad avvantaggiarsi sono i ricchi proprietari di molti immobili?

Ad avvantaggiarsi sono coloro che hanno una casa in centro città e non hanno mai fatto lavori all’interno della stessa. E quindi non hanno mai dovuto aggiornare la scheda catastale che si riferisce a valori ancora vecchi. Sono solo grandi proprietari? Non lo so.

E l’Imu ha dato il colpo di grazia a chi pagava già tanto…

È un tema diverso. Perché la rendita è rimasta identica. È stato solo aumentato il coefficiente di calcolo e quindi la base imponibile.

Come valuta la proposta di Alemanno di rinnovare il sistema passando dal catasto delle rendite a quello dei valori (di mercato)?