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CASO FIAT/ Per il dopo-Marchionne spunta "l’asso" tedesco di Monti

Pubblicazione:lunedì 17 settembre 2012 - Ultimo aggiornamento:lunedì 17 settembre 2012, 10.45

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Così, se si escludono interventi pubblicistici alla Cassa depositi e prestiti, un sano pragmatismo (bocconiano?) non può non consigliare di assecondare con una garbata ma fattiva moral suasion la volontà manifestata dai tedeschi della Volkswagen per il marchio Alfa Romeo e anche per uno o due stabilimenti italiani della Fiat. Sarebbe auspicabile che non si versino in futuro lacrime di coccodrillo come quelle versate in questi giorni da Cesare Romiti, secondo cui era preferibile che l’Alfa invece di andare alla Fiat fosse stata acquistata dalla Ford.



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COMMENTI
17/09/2012 - il problema si può risolvere (ANTONIO DE BONIS)

Come tutti sappiamo che la fiat e sicuramente tutte le varie industrie hanno usufruito di fondi a perdere dello Stato, ora si dice che lo Stato non può interferire nella opportunità o meno delle imprese dove effettuare la produzione o altro. Invece no se i nostri politici vogliono risolvere il problema possono farlo molto presto e con semplicità. Basta che fanno una legge con effetto retroattivo, "dove tutte quelle industrie che voglio delocalizzare versano allo Stato italiano le somme che hanno percepito nei vari anni passati con i dovuti interessi, se invece hanno acquistato macchinari o costruito capannoni, gli stessi vengano requisiti dallo Stato." penso che sia un ragionamento EQUO.

 
17/09/2012 - cosa manca? (francesco taddei)

la vendita dell'alfa o di un altro stabilimento deve essere legata alla condizione che il compratore si avvalga del talento italiano in progettazione e sviluppo (l'Alfa il 6 cilindri ce l'ha già, non serve quello della golf!), senza trasferire la produzione. Questo è avvenuto per la Lamborghini, quindi è possibile e i politici (governo in primis) devono (devono!) pretenderlo! poi una domanda, ma se l'Audi può farlo, perchè la Fiat no?