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CASO FIAT/ Sardo (L'Unità): perché Monti non fa come Obama?

Mario Monti e Sergio Marchionne (InfoPhoto) Mario Monti e Sergio Marchionne (InfoPhoto)

E’ necessario che il governo si metta al tavolo il prima possibile per realizzare quelle condizioni con cui colmare il deficit di ideazione e strategia produttiva della Fiat. Arrivati a questo punto è ormai chiaro che il vero problema dell'azienda non è la produttività, ma la sua capacità di realizzare modelli nuovi e competitivi per tornare sul mercato. Il governo non può pensare di trascurare una simile questione e chi crede ancora alla capacità autoregolativa del mercato mente sapendo di mentire.

 

Cosa dovrebbero fare invece i sindacati?

 

In passato la Fiat ha portato avanti una forte politica di divisione sindacale sostenuta dal governo precedente. Quello attuale non sembra così ideologicamente accanito, ma non ritiene che il patto sociale sia un valore e di conseguenza non lo considera. I sindacati devono dunque riuscire innanzitutto a ritrovare quell’unità di azione che in questi anni si è persa e tentare in ogni modo di esercitare un'efficace pressione sul governo riguardo il caso Fiat. Al di là di questo, invece, è necessario che riescano a dare corpo a un patto con le imprese, che ritengo siano ormai coscienti di questo loro ruolo.

 

Quale dovrà essere invece il ruolo della politica italiana?

 

E' assolutamente necessario porre nuovamente il tema della politica industriale al centro dei programmi di governo. Per vent’anni l'Italia è stato l’unico Paese occidentale ad aver praticamente abolito queste parole, eppure disponiamo della seconda manifattura d'Europa. Nel nostro Paese l’ideologia liberista ha sostanzialmente “ubriacato” tutti, portandoci ad abbandonare il fondamentale tema della politica industriale. Se adesso tutto ciò potrà diventare un terreno fertile per un lavoro comune delle parti sociali, mi auguro che possa ristabilire una priorità anche nel dibattito pubblico. La campagna elettorale dovrà inevitabilmente puntare su questo, senza dimenticare che ci troviamo anche in un periodo di grandi cambiamenti tecnologici, come la green economy, ma non solo. Abbiamo incredibili possibilità in tantissimi settori e la politica dovrà assolutamente mettere al centro del dibattito questi temi, anche se poi toccherà soprattutto al governo fare la differenza.

 

(Claudio Perlini)

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COMMENTI
19/09/2012 - La Fiat non è fallita (Moeller Martin)

La Fiat è una industria privata e non è in stato di fallimento o di amministrazione controllata. Non basta dichiararla 'una risorsa nazionale' per dare il via all'espropriso proletario'. Inoltre viene taciuto che negli USA il salvataggio di GM e Chrysler, salvataggio iniziato sotto il governo Bush e in seguito solo proseguito con Obama, ha evitato il ricorso al fallimento per i due marchi ridimensionandoli drasticamente ed abolendo una lunga lista di accordi sindacali nel settore. Basta una semplice ricerca su internet per scoprire che sono più gli stabilimenti chiusi che quelli salvati! Anche il vanto di Obama di aver salvato l'industria automobilistica americana è falsa: semplicemente scorda una certa Ford che non ha mai partecipato al salvataggio statale. Tutto sommato, è meglio se della Fiat continua a occuparsene Marchionne.

 
18/09/2012 - Facile dire adesso che era un bluff (Giuseppe Crippa)

Non condivido l’opinione di Sardo che il Progetto Fabbriche Italia fosse un bluff fin dall’inizio. Ma se Sardo lo sospettava perché non ha a suo tempo invitato i suoi giornalisti a realizzare inchieste tra dirigenti e quadri FIAT per verificare quanto reale fosse l’intenzione di FIAT di investire in Italia?