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CASO FIAT/ Sardo (L'Unità): perché Monti non fa come Obama?

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Mario Monti e Sergio Marchionne (InfoPhoto)  Mario Monti e Sergio Marchionne (InfoPhoto)

Non bastavano i casi Ilva, Alcoa, Eurallumina e Carbolsulcis. Non bastavano i 150 tavoli di crisi aziendale aperti al ministero dello Sviluppo economico che coinvolgono circa 180.000 lavoratori e oltre 30.000 esuberi. Adesso ci si mette anche Sergio Marchionne, colpevole secondo molti di aver “tradito” il nostro Paese, di continuare a favorire il tracollo Fiat e di assistere impassibile alla probabile chiusura di altri stabilimenti. Sono passati oltre quarant’anni da quando il socialista De Martino parlò per la prima volta di “autunno caldo”, intervenendo in aula dopo che proprio Fiat e Pirelli avevano appena fatto scattare la sospensione di migliaia di operai dei loro stabilimenti per contrastare l'ondata di scioperi per il rinnovo dei contratti. Le mancate promesse del progetto Fabbrica Italia, nonostante le tante parole di fiducia del governo su crescita e sviluppo, confermano il declino industriale di un Paese che sprofonda ancor di più nonostante i timidi tentativi di risorgere. IlSussidiario.net fa il punto della situazione insieme a Claudio Sardo, direttore de L’Unità.

 

Cosa ha pensato dopo l'annuncio di Fiat sul progetto Fabbrica Italia?

 

La nota del Lingotto mi ha lasciato esterrefatto, ma le avvisaglie c’erano tutte. I dubbi sull'effettiva consistenza e veridicità del piano Fabbrica Italia sono nati lo stesso giorno del suo avvio e in questi due anni i governi hanno sempre evitato quel dialogo diretto con i vertici aziendali che invece sarebbe avvenuto in qualsiasi altro Paese occidentale. La Fiat può fare e dire quello che vuole solo in Italia, mentre negli Stati Uniti, dal momento in cui si è realizzata la fusione con Chrysler, il governo si è dimostrato sempre molto attivo e partecipe nella gestione della contrattazione del piano industriale. Da noi questo non è avvenuto, con il governo Berlusconi prima e con quello Monti poi.

 

La Fiat ha giustificato la scelta dicendo che le cose sono profondamente cambiate e che il mercato dell'auto, in Europa e in Italia, è entrato in una grave crisi. Queste parole l'hanno convinta?

 

Non proprio. Personalmente credo che Fabbrica Italia fosse un bluff fin dall’inizio. Marchionne ha sempre evitato il confronto a riguardo e non ha mai fatto nulla per concretizzare realmente il progetto, quindi ho il forte sospetto che già due anni fa questo fosse destinato a non vedere mai la luce. Nonostante ciò, in questi due anni il mito di Fabbrica Italia ha consentito a Fiat di operare politiche sindacali gravissime: mentre ancora in pochi si chiedevano se tale piano fosse una pantomima o meno, Fiat ha scardinato Confindustria e ha puntato a distruggere il patto sociale attraverso azioni di una immoralità unica che ancora oggi gridano vendetta, come la decisione di far rientrare a Pomigliano tutti i lavoratori tranne coloro che erano iscritti alla Fiom. Anche se tutto questo appartiene al passato, è inevitabile che pesi enormemente sulle responsabilità di oggi.  

 

Come giudica il silenzio di Marchionne nonostante le numerose polemiche?

 

Per due anni Marchionne ha raccontato una storia alla quale probabilmente non credeva neanche lui, quindi mi auguro che possa presentarsi al più presto e spiegare quali sono le sue reali intenzioni. I danni che questo gruppo dirigente ha prodotto al nostro Paese non possono però essere sanzionati con una reazione nei confronti dell’intera azienda: la Fiat è una grande risorsa nazionale ed è il momento di impegnarsi per il suo bene e per quello di tutte le famiglie coinvolte. 

 

Che cosa si aspetta dal governo?


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COMMENTI
19/09/2012 - La Fiat non è fallita (Moeller Martin)

La Fiat è una industria privata e non è in stato di fallimento o di amministrazione controllata. Non basta dichiararla 'una risorsa nazionale' per dare il via all'espropriso proletario'. Inoltre viene taciuto che negli USA il salvataggio di GM e Chrysler, salvataggio iniziato sotto il governo Bush e in seguito solo proseguito con Obama, ha evitato il ricorso al fallimento per i due marchi ridimensionandoli drasticamente ed abolendo una lunga lista di accordi sindacali nel settore. Basta una semplice ricerca su internet per scoprire che sono più gli stabilimenti chiusi che quelli salvati! Anche il vanto di Obama di aver salvato l'industria automobilistica americana è falsa: semplicemente scorda una certa Ford che non ha mai partecipato al salvataggio statale. Tutto sommato, è meglio se della Fiat continua a occuparsene Marchionne.

 
18/09/2012 - Facile dire adesso che era un bluff (Giuseppe Crippa)

Non condivido l’opinione di Sardo che il Progetto Fabbriche Italia fosse un bluff fin dall’inizio. Ma se Sardo lo sospettava perché non ha a suo tempo invitato i suoi giornalisti a realizzare inchieste tra dirigenti e quadri FIAT per verificare quanto reale fosse l’intenzione di FIAT di investire in Italia?