BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

FINANZA/ Il "piano Silvio" pronto per Madrid

Mariano Rajoy e Silvio Berlusconi (Infophoto) Mariano Rajoy e Silvio Berlusconi (Infophoto)

D’altronde, quando uno Stato tra il 1997 e il 2006 costruiva mediamente ogni anno 675mila nuove case - più di Francia, Germania e Regno Unito insieme - è ovvio che la crisi non può che picchiare più duro che altrove. È la bolla delle bolle e, purtroppo, non è ancora esplosa del tutto: le banche sono esposte a questo mercato da incubo per oltre 400 miliardi di euro, ma nessuna di loro contabilizza quei prestiti come bad loans o almeno al valore attuale di mercato, quindi capite da soli che i bilanci degli istituti iberici sono tutto tranne che da prendere come oro colato.

Ora, cosa se ne faranno le banche dei 100 miliardi stanziati dall’Ue, quando almeno la metà dei prestiti verso il settore real estate è da considerarsi oramai inesigibile? Solo nel mese di agosto sono spariti dai conti delle banche iberiche 70 miliardi di euro, sintomo che la corsa al contante di cittadini e imprese è tutt’altro che terminata. A oggi, il market cap degli istituti iberici è di soli 114 miliardi di euro, quindi per restare a galla le banche dovrebbero raccogliere 20 o più miliardi di euro al mese, questo in contemporanea con uno stop all’emorragia di capitale dagli istituti. Bankia, la banca nazionalizzata, ha appena ottenuto altri 5,4 miliardi di euro, sintomo che la tutela statale non ha affatto placato i problemi.

Vediamo le regioni: a oggi servono già 10,8 miliardi di euro per le quattro regioni che hanno fatto richiesta, a fronte di fondi governativi per 18 miliardi di euro. A questo va aggiunto il fatto che fino a pochi anni fa, una larga parte del sistema bancario iberico (rappresentante il 50% di depositi e prestiti per mutui) era completamente non regolamentato: quindi, come credere fino in fondo ai dati che vengono diffusi? E ancora, le banche spagnole devono compiere roll over sul 20% dei loro bonds quest’anno, ma, soprattutto, le obbligazioni sovrane iberiche sono collaterale per operazioni finanziarie per centinaia di miliardi di euro. Al netto di tutto questo, le banche spagnole ovviamente non solo non sono in grado di pagare interessi ai loro detentori di bonds, ma il mercato comincia a capire in maniera chiara che fino a oggi è stato inondato unicamente di bugie, una sorta di parabola greca moltiplicata però per venti.

Come giudicare il fatto che un mese prima di collassare e chiedere il salvataggio statale, Bankia parlava del pagamento di un dividendo? Venti giorni e da un profitto 2011 di 41 milioni di euro si passò a una perdita di 3,3 miliardi di euro! Come si fa a cercare di tamponare una situazione creata unicamente sulle bugie? Detto fatto, non stupiamoci se da qui a fine anno, con tutte quelle redemptions obbligazionarie, altre banche andranno a fare compagnia a Bankia. Chi pagherà il loro salvataggio? Come credere poi al governo, il quale ha sì chiesto il salvataggio europeo delle banche ma non sovrano, stante già sei regioni in fallimento e con fondi statali pressoché già terminati? Quanto ci metterà il mercato a capire che, in una situazione tale, la Bce non può fare nulla con il suo nuovo programma di acquisto? Tanto più che toccherà al governo chiederne l’attivazione, firmando un secondo dopo un memorandum che spedirà la Spagna a fare compagnia Portogallo, Grecia e Irlanda?