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FINANZA/ Il "piano Silvio" pronto per Madrid

Pubblicazione:martedì 18 settembre 2012

Mariano Rajoy e Silvio Berlusconi (Infophoto) Mariano Rajoy e Silvio Berlusconi (Infophoto)

Lo so, ormai mi sono guadagnato l’appellativo di paranoico: ovunque gli altri vedano una soluzione, io vedo un problema. Tant’è, in effetti negli ultimi due anni gli ottimisti a oltranza che dal 2010 vedevano la fine della crisi e mi tacciavano di essere un gufo, hanno dimostrato di avere proprio ragione. Essendo, per carattere, uno che da poca importanza ai giudizi altrui quando sono convinto di ciò che dico, ve lo ribadisco: Bce e Fed possono fare ciò che vogliono, ovvero lastricare la strada verso l’iperinflazione senza creare una virgola di crescita (dove finiranno i soldi, lo sapete tutti, non certo all’economia reale ma solo alle banche, con cotè di rally borsistico per gonzi), ma l’Europa è tutto tranne che salva. Certo, gli spread sono scesi - vediamo per quanto - ma come si può pensare a un nuovo corso della crisi, quando dalla Spagna arrivano le seguenti notizie.

Aumento continuo del debito sia totale che regionale nel secondo trimestre, prestiti della Bce alle banche spagnole saliti a 389 miliardi ad agosto dai 376 di luglio, liabilities iberiche presso il programma Target2 al nuovo record di 429 miliardi - ecco spiegato chi ha fatto dormire sogni agitati alla Bundesbank e portato il presidente Weidmann al muro contro muro solitario in sede di board - e, soprattutto, un collasso dei prezzi immobiliari del 14,4% nel secondo trimestre, il più alto mai registrato.

Questa è la situazione reale della Spagna, al netto degli entusiasmi di questi giorni, dei rialzi dell’indice Ibex, dello spread del Bonos sul Bund che restringe, dell’euro/dollaro e del prendere tempo di Rajoy. Numeri, quelli che ho messo in fila e che ora vi spiegherò nel dettaglio, che è meglio ignorare: là fuori c’è il sole, lo ha detto la Bce, nuova sorta di governo nordcoreano in grado di imporre la propria volontà a colpi di media sussidiati, incapaci di vedere al di là del suo comunicato stampa. Eh già. A fronte di tagli draconiani e misure che ucciderebbero un cavallo, il debito pubblico spagnolo è salito al 75,9% del Pil nel secondo trimestre di quest’anno, stando a dati della Banca di Spagna. Il dato è del 9,2% più alto rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e il più alto degli ultimi 22 anni, raggiungendo quota 804 miliardi di euro, su di 99 miliardi dal secondo trimestre 2011.

La spesa del governo centrale è salita del 4,4% a 617 miliardi di euro e rappresenta ormai il 58,3% del Pil. Di più, la spesa governativa regionale è salita del 2,8% a 151 miliardi di euro, equivalente al 14,2% del Pil, il livello più alto degli ultimi 22 anni con la Catalogna e Valencia a guidare la classifica delle regioni più indebitate. E poi i prezzi degli immobili, crollati nel secondo trimestre del 14,4% rispetto all’anno precedente, il dato peggiore dall’inizio della crisi del settore nel 2008 e un calo del 3,3% rispetto al trimestre precedente. Il numero di case vendute in Spagna a luglio è sceso per il 17mo mese di fila, giù del 2,5% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente mentre i mutui immobiliari a giugno sono scesi del 20,4% rispetto all’anno prima.


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