BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

FIAT/ 2. Monti-Marchionne, ecco le carte sul tavolo dell’incontro

Sabato Mario Monti e Sergio Marchionne si incontreranno a Palazzo Chigi. STEFANO CINGOLANI ci aiuta a capire quali sono tutti i fattori presenti sul tavolo Fiat

Mario Monti e Sergio Marchionne (Infophoto)Mario Monti e Sergio Marchionne (Infophoto)

Mario Monti “convoca” Sergio Marchionne per sabato pomeriggio a Palazzo Chigi. Bonanni vuole che sia Marchionne a “convocare” i sindacati. In Canada, al contrario, il sindacato dell’auto non vuole essere convocato da “super Sergio”, perché “meno malleabile” tra i manager dei grandi gruppi. Così lo Uaw ha firmato un accordo con la Ford. Anche se poi, alla fine, segue la matrice dell’intesa raggiunta nell’autunno scorso a Detroit con la Chrysler. Barack Obama, in campagna elettorale, non smette di far visita alle fabbriche del Michigan per rendere omaggio al “salvatore”.

Incontri, trattative, sindacati, governi. Sarà un riflesso del secolo scorso, ma quella delle quattro ruote resta ancora “l’industria delle industrie”, con una valenza sociale e politica che nessun’altra ha. Un telefonino come l’ultimo iPhone può aumentare di mezzo punto il Pil americano, non c’è modello automobilistico che arrivi a tanto. Al contrario, nessun gadget elettronico può diventare un’icona dei rapporti tra lavoro e capitale nella distribuzione del valore aggiunto.

Cosa può fare Monti? Poco, molto poco. Non esiste solo un problema di sovranità espropriata dai mercati finanziari. Esiste anche una sovranità espropriata dai mercati industriali. Nel momento in cui il valore aggiunto si forma (e si divide) sull’arena mondiale, una risposta nazionale non ha più molto senso. Lo dimostra del resto la Francia rimasta sovranista nella sua sovrastruttura ideologica, ma costretta dalla legge bronzea della struttura ad adeguarsi alla realtà: la Peugeot taglia e chiude un impianto, la Renault finora è salvata da Nissan che vende bene in Asia. Persino il colosso Volkswagen, che finora ha vinto la “guerra dell’auto”, deve registrare una caduta degli utili in Europa perché l’intero mercato del vecchio continente è saturo e tutti ne debbono prendere atto. A cominciare dai più deboli (oggi Fiat, Opel e Peugeot) per finire ai più forti. Gli eredi Agnelli e il loro manager, non hanno nessun bazooka a disposizione.

Dunque, anziché chiedersi cosa possono fare Monti o Marchionne, meglio chiedersi cosa vogliono. Il Presidente del consiglio vuole che il capo della Fiat non provochi uno stato di tensione sociale permanente che metterebbe in seria difficoltà il governo in questi mesi delicati in cui si gioca il futuro elettorale del Paese, ma anche quello finanziario perché il sollievo di Draghi è temporaneo e se l’Italia avesse davvero bisogno degli aiuti, la Bce non farebbe certo sconti: Angela Merkel l’ha già cantata chiara urbi et orbi. Per il resto, Monti ha già detto che non spetta ai governi indicare alle imprese dove e quanto investire.