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FINANZA/ Quei 400 miliardi che fanno traballare le banche

Pubblicazione:giovedì 20 settembre 2012

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Eurobank, seconda banca greca, ha perso il 22% dei suoi depositi nei dodici mesi terminati il 31 marzo scorso. Banco Santander, prima banca spagnola, nel solo mese di luglio ha perso il 6,3% dei suoi depositi domestici, mentre Banco Popular Espanol, sesta banca del Paese, ha conosciuto addirittura un -9,5% nello stesso mese. Le banche di Spagna, Portogallo, Irlanda e Grecia, nei dodici mesi conclusisi il 31 luglio, hanno conosciuto capitali in fuga per 326 miliardi di euro, guarda caso poco più dei 300 miliardi di nuovo capitale giunto come inflow nelle banche dell’Europa core, Germania, Francia e Olanda.

Altro che unione bancaria, siamo alla frammentazione totale, alla vera disintegrazione dell’area euro, visto che le aziende pagano fino a 2 punti percentuali in più per prendere a prestito denaro nell’Europa periferica. Non si può pensare di crescere, stante la recessione, in condizioni di tale divergenza. Ecco spiegato perché, pur di mantenere i depositi, in Grecia si arrivi a pagare fino al 5% di interesse ed ecco perché il tasso medio per nuovi prestiti a istituzioni non finanziarie ha toccato oltre il 7% in Grecia, il 6,5% in Spagna e il 6,2% in Italia contro il 4% di Germania, Francia e Olanda.

Insomma, a pagare sono sempre e comunque cittadini e imprese, quelli che dovevano essere i beneficiari delle due aste Ltro della Bce. Urge agire, altrimenti la Bce potrà fare ben poco.



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