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FINANZA/ Quei 400 miliardi che fanno traballare le banche

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Dopo “la droga a un tossicodipendente”, ora “le tentazioni del diavolo”. Il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, ha rilanciato le sue critiche contro il piano di possibili acquisti calmieranti di titoli di Stato della Bce, scomodando Goethe e il suo capolavoro e gettando ombre messianiche sull’operato dell’Eurotower. Sebbene il banchiere centrale tedesco non abbia citato direttamente le manovre della Bce, a un convegno ha utilizzato una serie di citazioni che hanno tracciato parallelismi fra le strategie dell’istituzione e il “Faust” dell’autore tedesco.

Nel celebre dramma, Mefistofele convince l’imperatore del Sacro Romano Impero a risolvere una crisi economica stampando banconote, agganciate all’oro che tuttavia non è nell’effettiva disponibilità dell’Impero. Sulle prime la cosa funziona, ma poi il continuo stampare carta moneta finisce per creare una spirale inflazionistica. Il classico scenario da incubo che i banchieri centrali della Germania vengono addestrati a evitare a ogni costo fin dai tempi dell’iperinflazione di Weimar: «Nel Faust - ha detto Weidmann - lo Stato riesce a scaricarsi dei debiti stampando danaro, mentre la domanda dei consumatori aumenta creando una forte ripresa. Ma questo più in avanti porta a un’inflazione che distrugge il sistema monetario e porta a un rapido deprezzamento della valuta». Insomma, la normale logica dei tedeschi, piaccia o meno.

Ora, al netto di uno spread basso, ma ancora allarmante, e del fatto che martedì il cds spagnolo a 5 anni ha preso 20 punti base intraday, segnale che i mercati temono un’eccessiva dilazione da parte di Rajoy nella richiesta di aiuti a fronte di dati macro in perenne peggioramento, una cosa è certa: la Bce ha certificato che le due aste Ltro non sono servite a nulla, se non a far guadagnare tempo alle banche. Ricordate quando un anno fa gli istituti europei certificarono la necessità di tagliare assets per almeno 1,2 triliardi di dollari per riuscire ad affrontare la crisi del debito sovrano, il cosiddetto deleveraging? Bene, non solo non si sono messe a dieta, ma sono ingrassate ulteriormente.

I principali istituti dell’eurozona hanno infatti aumentato i loro assets del 7%, portandoli alla fine di luglio a un totale di 34,3 triliardi di euro, come certificato dalla Bce stessa. Ad aumentare maggiormente gli stati patrimoniali, Bnp Paribas, Santander e Unicredit, le top dell’ingrasso nei dodici mesi terminati alla fine dello scorso mese di giugno. Insomma, le aste, lungi dall’aumentare la capacità di prestito, sono servite solo a fornire denaro per acquistare debito pubblico e per eliminare gli effetti del credit crunch sul breve termine, eliminando la dipendenza delle banche dal finanziamento sull’open market. Tra non molto, quindi, servirà una nuova iniezione di capitale, per fare roll over sulle prime due o anche soltanto per mantenere operativi i bilanci delle banche.



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