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VERTICE FIAT-GOVERNO/ Le possibili mosse di Monti e Marchionne

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Gli imprenditori possono e devono giocare un ruolo importante nel creare ricchezza e nel generare occupazione. Per anni in Italia ci siamo abituati a un'economia troppo assistita e spesso anche gli imprenditori hanno preferito cercare protezioni e appoggi piuttosto che un sano sviluppo. Quando l’economia prosperava hanno spesso preferito chiedere finanziamenti alle banche piuttosto che rischiare il loro capitale; la Confindustria stessa è un ente burocratico attento più al suo automantenimento che a una vera innovazione. Ben venga un vero dibattito e un'assunzione di responsabilità degli imprenditori. Quello di cui non si avverte il bisogno è una polemica su chi abbia ragione e sulla ricerca di capri espiatori per scaricare le colpe.

I sindacati. Molto divisi nei confronti di Fiat e del suo piano “Fabbrica Italia” si stanno ora ricompattando per premere sul Governo e per ottenere garanzie in termini di occupazione ed investimenti. Al di là dei tanti errori e incomprensioni si sta finalmente facendo strada l’idea, lanciata qualche tempo fa da Pietro Ichino, che i lavoratori dovrebbero “assumere” i datori di lavori. Ribaltando lo schema classico nel quale l’operaio è il terminale di un processo che lo vede succube di decisioni prese senza di lui, un sindacato moderno dovrebbe fare in modo che la forza lavoro venga contesa tra diversi richiedenti. Gli imprenditori per guadagnare devono acquisire varie risorse (conoscenze, finanziamenti, materi prime, lavoro, ecc) e devono gareggiare per acquisirle. Gli operai dovrebbero poter optare per il datore di lavoro che non solo li paga meglio, ma che dà più garanzie. In questa logica esiste una forte cooperazione tra le forze presenti sul mercato, alleate nel fornire una soluzione attrattiva. Se le scuole, gli ospedali, le banche, i tribunali funzionano bene i costi di produzione si abbassano e diventa più conveniente, per un’azienda, investire.

Questo dovrebbe essere il terreno di verifica tra Fiat, governo e sindacati, impegnati tutti a migliorare le condizioni produttive e rendere attrattiva la produzione di veicoli in Italia. Sembra un sogno, ma è quello che avviene nei paesi che funzionano. Potrà verificarsi anche in Italia? Potrà la Fiat essere l’apripista per un nuovo modello di cooperazione?

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