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Economia e Finanza

VERTICE FIAT-GOVERNO/ Le possibili mosse di Monti e Marchionne

La previsione di PIETRO DAVOLI: il premier e l'ad del Lingotto possono ridare impulso all'industria. Ma serve il coraggio di superare vecchi automatismi e nuovi timori per il bene del Paese

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La Fiat oggi non ha più la rilevanza di un tempo, ma rappresenta comunque una realtà ancora significativa e le scelte che farà avranno un impatto molto esteso. In un mondo in rapidissimo cambiamento, infatti, occorrono nuovi equilibri certamente non facili da trovare. Il test ha quattro attori principali: Fiat, Governo, imprenditori e sindacati. Ecco gli elementi che dovranno considerare. 

Fiat. Ha fruito di molti aiuti statali e qualcuno sostiene che dovrebbe ricordarsene e mettere mano al portafoglio per restituire quanto ricevuto. Ma è un modo di ragionare anacronistico, perché propone un passato che non può tornare, ma soprattutto perché non focalizza l’attenzione sull’oggi e sulle modalità concrete attraverso le quali la Fiat può e deve difendere una propria leadership. Se si pone correttamente la domanda, cioè se si chiede a Fiat come può svilupparsi con successo nelle attuali condizioni, l’Italia rappresenta un tassello della risposta del quale sarebbe assolutamente errato privarsi. La scelta, preannunciata da Marchionne, di rimanere in Italia colmando le perdite con i guadagni ottenuti all’estero, non nasce da un atto di bontà o di compensazione, ma da un’analisi di scenario. L’Europa e l’Italia in particolare rappresentano un mercato troppo importante perché vi si possa rinunciare. 

Vediamo di capire meglio il posizionamento di Fiat e ciò che possiamo attenderci nel prossimo futuro. Nel settore dell’auto per avere successo occorre fare, simultaneamente, due cose: a) investire in prodotti innovativi aggiornando costantemente l’offerta; b) comprimere i costi. Sono due obiettivi difficili da conciliare. Si potrebbero classificare i vari produttori in base alla loro capacità di conseguire questi due obiettivi. Ma per limitarci al caso Fiat, l’azienda ha deciso di privilegiare l’abbattimento dei costi attraverso una serie di profondi cambiamenti all’interno e la ricerca sistematica di accordi e vantaggi competitivi con altre aziende e/o governi (si veda il caso Chrysler/Usa).

Nel fare questo ha ridotto e ritardato l’uscita dei nuovi modelli anche per fronteggiare il calo della domanda. Così ha perso quote di mercato e aggravato le condizioni produttive degli stabilimenti, arrivando alla conclusione che, in base a puri calcoli di convenienza, occorrerebbe chiudere due stabilimenti in Italia. Una simile scelta avrebbe gravissime ripercussioni ed è il nodo che sta alla base dell'incontro col governo. Oggi l'esecutivo avrà molte domande da porre a Marchionne, così come anche quest’ultimo ne avrà molte domande per l'esecutivo.