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FIAT/ Cina e Russia: per Marchionne due "avversari" peggiori di Della Valle

Pubblicazione:lunedì 24 settembre 2012

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Stesso discorso per la Peugeot 308, che costa 16.300 euro e per la quale, con un anticipo di 8mila euro, è possibile beneficiare di rate di 48 mesi finanziate a tasso zero. Ma la musica cambia completamente per chi vuole comprare una Grande Punto 1.400 Easy Power, che costa solo 15mila euro ma per chi la paga a rate deve versare interessi pari a ben il 6,01%. Come sottolinea l’articolo di MF, è “una differenza che si commenta da sé, e che si spiega con il fatto che mentre Volkswagen, Peugeot e Renault a febbraio di quest’anno hanno preso a prestito, attraverso i rispettivi bracci finanziari, il denaro offerto a un tasso dell’1% dalla Bce di Mario Draghi tramite la seconda operazione Ltro, la Fiat non l’ha fatto”. D’altra parte è anche vero che Peugeot Citroen, che fa degli sconti di tutto rispetto, perde 150-200 milioni di euro al mese, pur avendo una gamma super-rinnovata, attraente e dotata di ibridi e di altre soluzioni tecnologicamente avanzate. Secondo diversi analisti, però, anche Volkswagen, al netto di quello che vende in Cina, non starebbe guadagnando nel solo mercato europeo.

E’ chiaro quindi che se una casa automobilistica è forte finanziariamente e distribuita su tanti mercati, alcuni dei quali sono in crescita, si trova ad affrontare condizioni di partenza ben diverse rispetto a chi è tutto concentrato in Europa. Intanto il Wall Street Journal ha rivelato delle indiscrezioni secondo cui Marchionne tornerà a lanciare l’Alfa Romeo negli Usa non più dalla seconda metà di quest’anno come inizialmente previsto, bensì dal 2014. Voci su un rilancio dell’Alfa Romeo in America su susseguono dall’era Agnelli, resta tutto da vedere quali saranno i numeri dell’operazione.

La Cinquecento per esempio negli Stati Uniti sta andando abbastanza bene, ma i 7.500 modelli venduti non sono certo stati in grado di imprimere una svolta alla Fiat. Gli stabilimenti italiani ne hanno tratti ben pochi benefici. La vera partita persa per la Fiat è stata in realtà quella cinese. E’ presente nel mercato asiatico da 30 anni, ma è ancora in alto mare mentre i concorrenti stanno galoppando. Volkswagen per esempio produce più auto in Cina che in Germania. E’ un “buco nero” che non si può imputare a Marchionne, ma che l’ad Fiat non è stato in grado di risolvere. E lo stesso discorso vale per la Russia, dove la casa italiana arrivò ai tempi di Togliatti tra le prime per quanto riguarda gli occidentali e oggi ha perso l’asta a vantaggio di Renault. E’ in questi due mercati, i due più vivaci che esistono oggi, che la Fiat sta perdendo il treno del futuro.

 

(Pietro Vernizzi)



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