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FIAT/ Marchionne ai dirigenti: non vi lascio, ma il modello di business va cambiato

L’amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, ha parlato quest’oggi davanti a una platea composta da circa seimila dipendenti tra manager, quadri e impiegati riuniti al Lingotto

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L’amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, ha parlato quest’oggi davanti a una platea composta da circa seimila dipendenti tra manager, quadri e impiegati riuniti alla sede del Lingotto a Torino per l’incontro convocato con il presidente John Elkann: “Noi ci impegniamo a fare la nostra parte – ha detto Marchionne -, ma da soli non possiamo fare tutto. E' necessario iniziare da subito a pianificare azioni, a livello italiano ed europeo, per recuperare competitività nazionale". L'ad di Fiat afferma di non aver mai smesso di occuparsi della Fiat "e non ho intenzione di farlo. Non ho alcuna intenzione di abbandonarvi", ma è necessario “ripensare il modello di business al quale siamo abituati. Possiamo e dobbiamo pensare al settore dell'auto in Italia con una logica diversa, orientandolo in modo differente, e attrezzarlo perché diventi un importante centro di produzione per le esportazioni fuori dall'Europa". Questo, "nel nostro caso", significa verso gli Stati Uniti, "oltre che nel resto del mondo". Questo non vale solo per la Fiat, ha aggiunto Marchionne, "ma per tutte le aziende che intendano intraprendere questa strategia. E' l'unica via per mantenere una solida base industriale nel nostro paese. Una base che, come la storia ha già dimostrato, è garanzia di occupazione, competenze, stabilità economica". "Né sindacati, né politici né gente che fa le borse", ha detto ancora rivolto alla platea, possono parlare "al nostro posto" e "chi urla non ha più ragione, ha solo più fiato". E ancora: "A volte mi sono chiesto se ne valga la pena, mi sono chiesto che senso abbia fare tutto ciò per un Paese che non apprezza, che spera nei miracoli di un investitore straniero, che ci dipinge come sfruttatori incapaci. Ma poi mi sono reso conto che loro non sono la maggioranza e non sono certo la parte sana del Paese. Non dobbiamo e non possiamo lasciare che vincano. Vorrebbe dire far vincere il declino, piegarci all'inerzia"L'ad del Lingotto continua il suo intervento aggiungendo che il gruppo sta facendo il possibile per mantenere intatta tutta la struttura, utilizzando la parte forte per sostenere quella invece più debole. "Non si tratta di un atto dovuto, lo abbiamo fatto autonomamente", ha detto.