BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

GEO-FINANZA/ La "balla" di Obama per vincere le elezioni

Pubblicazione:martedì 25 settembre 2012

Infophoto Infophoto

Di più, pare che molti funzionari di strati intermedi del Dipartimento di Stato Usa avrebbero intessuto una ragnatela di rapporti molto fitti con le loro controparti in Germania, tanto che un diplomatico di alto livello tedesco garantito dall’anonimato ha risposto in questo modo a chi alla Reuters gli chiedeva se il ritardo nella pubblicazione della troika fosse una specifica richiesta Usa: «Non vogliono sorprese». Il portavoce della Commissione Ue, Simon O’Connor, poi, non ha fatto nulla per smentire quanto sta accadendo: «Gli ispettori torneranno ad Atene tra circa una settimana, dopo la seconda interruzione dei colloqui. Per quanto riguarda il termine ultimo della missione, non ho alcuna data da condividere con voi. Non possiamo dire qualcosa di esatto».

Insomma, una conferma nei fatti. Ma, alla luce di questa pesante intromissione statunitense nella crisi europei, come leggere la sparata del numero uno di Commerzbank, che la scorsa settimana durante un convegno parlò chiaramente della necessità di una nuova ristrutturazione del debito greco, cui dovranno partecipare tutti? E come decrittare l’attacco dello Spiegel, il quale nel suo ultimo numero ha detto chiaro e tondo che il deficit greco non è affatto di 12,5 miliardi di euro ma bensì di 20 miliardi, cifra che ovviamente renderà impossibile e irricevibile alle orecchie tedesche qualsiasi richiesta di dilazione dei tempi da parte di Atene? Forse che, al netto dell’offensiva Democratica, qualcuno in Europa non sarebbe affatto scontento dell’arrivo alla Casa Bianca del liberista vecchio stile Romney e dei suoi Chicago Boys in versione 2.0?

In effetti, una chiara indicazione da parte della troika riguardo l’incapacità della Grecia di raggiungere i suoi obiettivi porterebbe a una reazione negativa dei mercati, vanificando anche la terza ondata di QE annunciata dalla Fed, con i suoi 80 miliardi di acquisti mensili sul mercato obbligazionario. Di più, immediatamente tornerebbero in auge le voci che vorrebbero Atene fuori dalla moneta unica, situazione questa che riporterebbe immediatamente la Spagna nel mirino dei mercati. Insomma, a oggi i leader europei hanno lo stesso interesse di Obama di non destabilizzare i mercati dicendo la verità, quindi si continuerà per quanto possibile a nascondere l’immondizia sotto il tappeto e a dire bugie.

La questione è: pensate che questa strategia non stia già oggi offrendo munizioni di grosso calibro alla campagna di Romney? I Repubblicani accetteranno questo patto del silenzio non scritto o, anzi, faranno di tutto per portarlo allo scoperto? Dopo aver accusato per mesi e mesi i leader europei di agire con troppa lentezza e confusione sui mercati, come venderà Obama questa alleanza con il diavolo agli Stati Uniti spaventati e in preda a dati macro tutt’altro che incoraggianti? Non so voi, ma a occhio e croce è il caso di acquistare tutte le opzioni call dicembre sul Vix, visto che a elezioni statunitensi avvenute, il rischio di estrema instabilità pare inevitabile. Ma, ripeto, non credo che Romney e gli Usa che gli stanno dietro, compresa parte di Wall Street, attenderanno novembre per contrattaccare. E, soprattutto, la Grecia reggerà per altri due mesi, visto che già oggi Samaras chiede tempi più lunghi per raggiungere gli obiettivi e i soldi nelle casse pubbliche stanno per prosciugarsi?

Anche perché Atene non è l’unico focolaio di crisi cui Romney e i suoi possono aggrapparsi. Un test sulla stabilità bancaria degli istituti spagnoli atteso per venerdì prossimo, infatti, rischia di annullare gli effetti del nuovo programma di acquisto della Bce, visto che dimostrerebbe come le banche iberiche sono pericolosamente sovraccariche di debiti tossici e necessitano ora di essere ricapitalizzate, ristrutturate o chiuse. Se infatti lo stress test compiuto prima dell’estate parlava della necessità di un’iniezione da 60 miliardi di euro come worst-case scenario, oggi Nomura Global Economics ci dice che «questi numeri non possono portare che una reazione negativa, visto che vanno oltre le stime più negative. Si parla di oltre 100 miliardi di euro di necessità, qualcosa che non solo non garantirà un recupero di fiducia ma potrebbe aumentare il rischio per la Spagna di essere tagliata fuori dai mercati del finanziamento».


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >