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Economia e Finanza

GEO-FINANZA/ La "balla" di Obama per vincere le elezioni

La situazione di Grecia e Spagna non è certo ottimale, ma negli Stati Uniti c’è chi ha convenienza nel far sembrare che l’Eurozona sia al sicuro. L’analisi di MAURO BOTTARELLI

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Ma perché Obama sente il bisogno di rendere noto come conti su Mario Monti per risolvere la questione della crisi del debito europea? E perché da ieri sera il nostro capo del governo è per l’ennesima volta negli Usa, proprio per incontrare l’inquilino della Casa Bianca e per un incontro pubblico atteso per giovedì?

Certamente il primo ministro italiano, anche per i suoi trascorsi tra Commissione Ue, Goldman Sachs e Trilateral Commission, ha un peso notevole a livello internazionale, ma questo non è sufficiente. Obama ha bisogno di Monti per tenere sotto il tappeto ancora un paio di mesi l’immondizia dell’Unione e soltanto il premier del Bel Paese può mediare con Angela Merkel, riportandola a più miti consigli in caso decida di sparigliare le carte e tornare al fianco di Jens Weidmann e la Bundesbank.

Insomma, Obama ha bisogno di calma apparente fino alle presidenziali. Non lo dico io, ma alcuni funzionari europei, ripresi dalla stampa anglosassone, principalmente dalla Reuters, senza che questi sentissero il bisogno di smentire, annunciando che «la revisione della situazione del debito greco sarà ritardata a dopo le elezioni statunitensi». Confermano le fonti, virgolettate e bellamente ignorate dalla stampa italiana: «Obama non vuole che accada qualcosa su scala macroeconomica in grado di scuotere l’economia globale prima del 6 novembre». E ancora: «Fino a quando i leader europei resteranno preoccupati, appare chiaro che non vorranno Romney, quindi faranno di tutto per far aumentare le chances di Obama di vincere».

Bene: cosa ha promesso in cambio Obama ai leader europei? E, soprattutto, cosa succederà dopo le elezioni presidenziali? In un primo tempo, il report della troika sulla Grecia era atteso per il mese di ottobre, con ogni probabilità prima del meeting del ministri delle Finanze dell’eurozona previsto per l’8. Ma le differenze di vedute all’interno della stessa troika riguardo l’estensione dei problemi di debito ellenici, combinati con le pressioni politiche a guadagnare ancora qualche settimana, sembrano aver ormai posticipato l’appuntamento alla metà di novembre. Nel frattempo, la Grecia ormai senza un euro resterà a galla - o, almeno, ci proverà - emettendo obbligazioni a breve termine (quindi caricandosi di altro debito) e garantendo alle sue banche finanziamenti attraverso il programma di emergenza Ela, ovvero la Banca centrale greca che prende soldi dalla Bce e li distribuisce ai vari istituti a corto di collaterale eligibile.