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OCSE/ Amato e Dini, una "vendetta" contro Monti

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Angel Gurria, Segretario generale dell'Ocse (Infophoto)  Angel Gurria, Segretario generale dell'Ocse (Infophoto)

Con la crisi finanziaria che s’inasprisce e la stagnazione che diventa recessione siamo in una situazione analoga? Non necessariamente. Già nel 1991, in un libro a quattro mani (G. Pennisi e G. Scanni, “Debito, crisi, sviluppo”, Marsilio) venne dimostrato che in numerosi paesi la crisi del debito estero dell’ultima fase degli anni ‘80 è stata la molla per riforme, spesso coraggiose, quasi sempre predisposte da anni; documentammo anche che tali riforme avevano successo se “socialmente compatibili”.

Pochi mesi dopo, tra il settembre 1992 e il marzo 1993, a fronte di una crisi tale da comportare il deprezzamento del 30% della lira, il Governo Amato attuò un programma di riforme drastiche (previdenza, mercato del lavoro, pubblico impiego). Analogamente, nella primavera 1995, quando la lira traballava e si temeva per l’ingresso dell’Italia nell’euro, il Governo Dini riuscì a far salpare la riforma della previdenza in cantiere sin dal 1978 (“Commissione Castellino”). Ancora, le riforme del mercato del lavoro, degli incentivi industriali, del bilancio dello Stato e l’inizio di quelle della scuola e università sono state varate negli “anni difficili” che hanno fatto seguito all’11 settembre 2001.

Per Governo e Parlamento, quindi, la crisi finanziaria ed economica dovrebbero - come affermava una vecchia pubblicità - mettere un turbo del motore delle riforme, specialmente di quelle “socialmente compatibili”. In primo luogo, tornare allo spirito iniziale del riassetto della previdenza, utilizzando eventuali risparmi per ammortizzatori sociali per i più deboli. In secondo luogo, attuare a pieno la modernizzazione della Pa per renderla più efficiente e più efficace. In terzo luogo, rivedere, una volta per tutte, contabilità speciali e fuori bilancio (spesso fonte di privilegi corporativi) e, se del caso, chiuderle. In quarto luogo, rompere con il “contratto unico” le barriere tra i precari e gli altri. Sono solamente prime indicazioni. Il dibattito è aperto.


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COMMENTI
26/09/2012 - appello del new deal (antonio petrina)

Egr Pennisi non sarebbe il caso di ripetere l'appelleo di keines al new deal di roosvelt per dare impulso prima alla crescita e poi alle riforme (per tornare ai classici) ?