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CROLLO BORSE/ Colpa di quei 370 miliardi che fanno "ballare" i mercati

Pubblicazione:giovedì 27 settembre 2012

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Che fare, quindi? Il ministro delle Finanze, Vitor Gaspar, intendeva giungere a una svalutazione interna come quella in atto in Lettonia, anche se il combinato di debito pubblico/privato del Portogallo è ben peggiore di quello del Paese dell’Est e sta peggiorando rapidamente a livello di contrazione della base del Pil nominale. L’accusa che viene mossa verso questa politica è quella di essere friedmaniana, ovvero da Chicago Boys: magari, a occhio e croce, Friedman avrebbe consigliato al Portogallo di chiamarsi fuori subito dall’unione monetaria e riattivare gli strumenti sovrani.

Ma tant’è, il piano di “svalutazione fiscale” per migliorare la competitività è stato bocciato, nonostante avesse dovuto essere inserito nel Budget 2013 da approvarsi entro metà ottobre al fine di ottenere i 4,3 miliardi di euro di nuova tranche di aiuti. «Se mettiamo a rischio il nostro programma di aggiustamento, la garanzia di supporto esterno al nostro Paese cessa di esistere», ha minacciato Passos Coelho, senza però ottenere i risultati sperati. Ma cosa voleva fare il governo? Nulla più che replicare la svalutazione della moneta attraverso una significativa riduzione dei costi del lavoro per le imprese, il tutto da compiersi attraverso il taglio dei contributi alla sicurezza sociale per le aziende per quattro anni per il corrispettivo di un 3-4% di output economico, finanziando il tutto attraverso tagli di spesa e aumenti “calibrati” delle tasse: sapete quali? L’Iva! Certo, abbassare i costi per le aziende è fondamentale per recuperare competitività, ma far pagare il conto ai lavoratori in un contesto come quelle portoghese è assolutamente folle: non si può intervenire sull’aumento fisso dell’unità di costo del lavoro in un contesto di recessione destinata a peggiorare da qui al 2014. Va bene la brutalità ma c’è un limite, tanto più che il costo dell’unità di costo del lavoro sta scendendo in maniera continua dal 2010 a oggi, quest’anno addirittura del 4,5% proprio per l’aggravarsi della recessione.

Vuoi dire che le Borse crollano per il Portogallo? No. O, almeno, non direttamente. Il problema sostanziale è sempre e solo Madrid, ma il fronte, questo sì, non è interno, bensì esterno: ovvero, l’esposizione monstre delle banche iberiche verso il Portogallo e i sempre crescenti timori che Lisbona segua l’esempio greco della ristrutturazione e o si trovi costretta ad aumentare il volume degli aiuti internazionali. Se si dovesse arrivare a uno swap come per Atene, cosa ne sarebbe delle banche iberiche esposte per 78,8 miliardi di euro verso Lisbona? Uno shock totale, anche se ovviamente non tutti questo soldi sarebbero bruciati da una ristrutturazione del debito lusitano: per tamponare quelle perdite, le banche avrebbero bisogno di altri soldi e da chi, visto che il mercato le ha di fatto tagliate fuori? C’è solo la Bce.

Il fatto è che se tutto andasse nel verso sbagliato, ovvero banche da ricapitalizzare e da proteggere da un default lusitano, il conto per la Spagna salirebbe a 250 miliardi di euro, il 17,7% del Pil spagnolo. E, anche con uno scenario migliore rispetto alle perdite sul Portogallo, il conto inciderebbe talmente sul Pil da necessitare, per forza, di aiuto internazionale immediato e di volume ben superiore a quello di cui si parla in questi tempi.

Parliamo ancora di cifre accettabili, visto che sia Portogallo che Irlanda hanno ottenuto piani di salvataggio pari al 45% del loro Pil, ma nel suo report Citigroup è chiara: «Con buone possibilità, la Spagna sarà spinta verso un programma di aiuto della troika già durante il 2012, quasi certamente a causa dell’incapacità di ottenere accesso ai mercati del finanziamento a condizioni accettabili. È probabile che per ottenere l’accettazione di un piano di aiuti-controllo, la Bce vincoli il suo continuo finanziamento delle banche iberiche, pressoché uniche acquirenti di debito sovrano, al sì incondizionato di Madrid».


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COMMENTI
27/09/2012 - Ripresa nel 2013, come no ! (Diego Perna)

Credo a ciò che vedo, non a Monti nè a Draghi non alla Bce. Monti, sue parole testual di qualche settimana fa, indicava come necessaria ad affrontare questo periodo storico, una continua manutenzione psicologica, cosìcchè i media si sono adeguati. Del resto se non dici , da capo di governo, che c' è si la crisi, e che il peggio è passato, luci nei tunnel, ecc. e non aggiungi che nel 2013 si riprende a lavorare e finisce tutto a taralluci e vino, nessuno investe più un centesimo, sempre ne siano rimasti o si abbia un' idea veramente geniale sul come vendere frigoriferi agli eschimesi e stufe agli africani dell' equatore. Marchionne e Fiat, lo sappiamo, Ilva , Alcoa, sono i fatti più in evidenza , ma di negozietti millenari o di artigiani storici, di licenziati da piccole aziende , capannoni dismessi ovunque, di medici dimezzati nei pronto soccorso o di ospedali ch chiudono, non è che se ne parli tanto nei media. Importante è non dire che tutte le tasse su benzina o imu, e tutto il resto, non bastano neppure a pagare gli interessi sul ns debito, siamo come strozzinati,tranne i vari Fiorito e company, e molti non ce la faremo. Forse è bene cominciare a pensare una vita economicamente diversa , ma non è detto sia peggio, solo il passaggio mi preoccupa un pò, non è detto sará senza qualche scossone.Buona giornata e grazie