BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

IL CASO/ Ecco i veri aiuti (non di Stato) che vuole Marchionne

Pubblicazione:venerdì 28 settembre 2012

Sergio Marchionne (Infophoto) Sergio Marchionne (Infophoto)

L’ad del Lingotto, inoltre, ci fa sapere che “la Fiom non c’entra niente con la decisione di cancellare Fabbrica Italia”. La ragione sta in condizioni di mercato pessime, per giunta imprevedibili. E in questo caso torna preziosa la testimonianza di Carlos Ghosn di Renault, tra l’altro diviso da Marchionne da cordiale antipatia. Anche il gruppo francese potrebbe rivedere i progetti a causa di una crisi che è molto più grave di quel che non appariva anche solo alla fine della primavera. Una testimonianza preziosa perché, a differenza di Fiat, Ghosn ha puntato su una robusta gamma di nuovi modelli con l’obiettivo di rubare spazi di mercati nell’alta gamma ai tedeschi. Ora, però, anche lui frena. E, soprattutto, pone al Governo e alle Parti sociali il tema della competitività del sistema industriale francese, poi non così diverso nelle sue criticità da quello italiano.

Insomma, dal primo approccio al salone parigino emerge che: 1) l’industria dell’auto latina è la punta dell’iceberg di un problema di competitività che tocca l’intero apparato economico; soffre in Francia, soprattutto dove i produttori nazionali (vedi Peugeot) non hanno puntato per tempo su nuovi mercati; soffre in Italia, dove il produttore nazionale ha bruscamente chiuso i cordoni della borsa, ma, fatto ben più grave, ha in pratica spostato la parte più viva dell’azienda altrove (ormai il centro ricerche sta a Betìm, Brasile, e ad Auburn Mills, Michigan); soffre in Spagna, dove la crisi del mercato minaccia di travolgere gli sforzi Volkswagen per Seat; 2) La Germania aspetta sulla riva del fiume che passino i cadaveri dei concorrenti, Psa e Fiat in testa (ma anche Opel) e nel frattempo cerca di accelerare il loro decesso con una politica commerciale aggressiva, resa possibile dal denaro a costo zero della Bce cui può accedere Volkswagen Bank (al pari di Bmw e Daimler).

In questo quadro, per Fiat, la via maestra per sfuggire all’accerchiamento passa per Detroit. In questi giorni si deciderà, in tribunale, il prezzo delle azioni Chrysler che il sindacato Uaw cederà a Fiat. Un accordo tra le parti non è stato possibile perché i dirigenti del sindacato non intendono fare regali. Marchionne, dal canto suo, impugna un contratto capestro strappato alla controparte al momento dell’ingresso, quando ben pochi pensavano che l’azienda di Detroit avrebbe avuto un futuro (e così pure Fiat). Il risultato è che, nel calcolo del valore di Chrysler, si è deciso che le azioni dell’azienda di Detroit non possano valere più dell’ebitda del Lingotto.


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >