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FINANZA/ 1. C'è un conto segreto della Germania che "spacca" l'Europa

Pubblicazione:sabato 29 settembre 2012 - Ultimo aggiornamento:sabato 29 settembre 2012, 11.44

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Qualche numero? Dall’introduzione della moneta unica, le esportazioni tedesche sono più che raddoppiate fino a raggiungere i 1.500 miliardi di euro a fine 2011 e i saldi mensili sembrano confermare il valore per il 2012. Notevole anche la discrepanza tra i conti Target 2, con una precisazione e una sorpresa. Precisazione: la Bce non rilascia cifre ufficiali sull’ammontare di tali conti, ritenendo in buona sostanza che le differenze nazionali non abbiano rilevanza e che, quando esse l’abbiano, siano competenza esclusiva dei tecnici Bce. È il già citato centro studi Iees a fare i conti in tasca al Target 2, segnalando, e qui arriva la sorpresa, un saldo positivo tedesco pari a 750 miliardi di euro (stime a fine luglio 2012). Tra i conti in negativo, invece, troviamo Spagna, Irlanda, Grecia, Portogallo, Francia (quest’ultima sempre stata in leggero deficit) e Italia.

Piccolo indizio su cui riflettere (soprattutto a Berlino): il saldo italiano è stato positivo (e a tratti secondo solo a quello tedesco) fino all’estate 2011, quando comincia a declinare in concomitanza alla crisi del debito pubblico (come si vede nel grafico qui sotto).

 

 

A suggerire che le discrepanze tra i conti siano il risultato di fenomeni economici di più ampia portata sono i ricercatori Fed Lubik e Rhodes; questi, studiando le mutevoli discrepanze tra la Federal reserve di Richmond (distretto est) e quella di New York (sede centrale, equivalente a Francoforte), concludono che a muovere i bilanci siano le economie dei distretti e le variazioni sui mercati finanziari nazionali e internazionali. Nel caso Fed, a riequilibrare le differenze interviene un meccanismo di solidarietà tra banche federali che in alcuni casi prevede scambi di titoli e oro. Ispirandosi vagamente a tale meccanismo, l’economista Sinn ritiene che i Paesi in deficit dovrebbero saldare il conto consegnando le proprie riserve auree alla Germania...

Ma per non perdersi in una diatriba contabile tra storni, crediti, teorie deliranti e partita doppia è meglio puntare diretti alla questione fondamentale che il Target 2 pone: se il mercato è unico e i paesi membri sono diciassette, la cassa è una o ce ne sono diciassette?

Un dato aiuta a rispondere. Fino all’estate 2008 i saldi sui conti Target 2 erano prossimi allo zero. Le grandi riserve accumulate dalle banche dei paesi esportatori intra-Ue erano investite nel debito pubblico dei paesi importatori (Grecia, Spagna, Irlanda e Portogallo) e in tal modo, lontano dall’essere ottimale, il modello economico europeo mostrava un livello sufficiente di stabilità. Quando a fine 2011 le banche europee aprirono i propri libri contabili per il secondo stress test, la causa delle discrepanze nei flussi tra paesi Ue fu piuttosto chiara: delle 65 banche con titoli pubblici “Gipsi” (Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna e Italia) a bilancio, 55 avevano ridotto la propria esposizione per un totale di 65 miliardi di euro e, tra queste, Bnp Paribas, Deutsche Bank, Crédit agricole e Rbs avevano immesso sul mercato secondario, da sole, quasi 30 miliardi di euro in obbligazioni di stato.

Oggi tra i paesi membri manca la fiducia per investire oltre i confini nazionali e le discrepanze del Target 2 ne sono il segno più evidente. Certo, bisogna ancora fare i conti con la crisi, ma un’Unione europea in questi termini, prima ancora che insostenibile, non è un’unione.



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