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FINANZA/ 1. C'è un conto segreto della Germania che "spacca" l'Europa

JAMES CHARLES LIVERMORE ci parla del Target 2, il sistema di regolamenti che gestisce i pagamenti all’interno dell’eurozona al centro di grandi polemiche, soprattutto in Germania

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Come il recente dibattito sullo scudo anti-spread ha evidenziato, uno degli aspetti più bizzarri di questa crisi è la familiarità che di colpo acquisiamo con termini solitamente riservati agli addetti ai lavori. Tutto cominciò con i subprime del 2007 e da allora la crisi è avanzata a colpi di spread, Cds, swaps e fiscal cliffs... Ultimamente il dibattito si è arricchito di un nuovo termine e di una scia - se mai ce ne fosse ancora bisogno - di polemiche correlate.

Sul banco degli imputati è salito il Target 2, il sistema di regolamenti che gestisce i pagamenti all’interno dell’eurozona e al centro di una polemica che in Germania sta assumendo toni esacerbati ci sono le discrepanze generate, a detta di alcuni economisti, dal funzionamento di tale sistema. Secondo alcuni istituti di ricerca tedeschi (Ifo Institute di Monaco e Iees di Osnabruck), il Target 2 costringerebbe il governo di Berlino a sovvenzionare le finanze pubbliche di Spagna, Grecia, Italia, Irlanda e Portogallo, “a scapito del credito concesso all’economia tedesca” come è arrivato a dichiarare il professor Hans-Werner Sinn. La polemica ha concesso uno scampolo di notorietà all’accademico e con questa ci auguriamo che il professor Sinn possa compensare l’esclusione dal cda di HypoVereinsbank, avvenuta dopo l’acquisizione dell’istituto tedesco da parte di Unicredit.

Per tornare al Target 2, alcuni punti meritano di essere chiariti, perché sul sistema dei pagamenti si riflette un dibattito che ha molto da dirci sul futuro dell’Unione europea. Implementato nel 2007, l’attuale Target 2 è impiegato dalle banche centrali dei 17 Paesi membri dell’eurozona che lo utilizzano come una rete di pagamento sotto la supervisione della Bce (di cui le 17 banche nazionali sono, giova ricordarlo, il braccio operativo sul territorio).

Un esempio aiuta a comprenderne il funzionamento. Nel momento in cui un imprenditore di Treviso acquista una pressa idraulica da un fornitore basato a Dortmund, quest’ultimo riceve un bonifico dal conto corrente dell’acquirente. Il pagamento parte da una banca italiana e raggiunge il conto del fornitore, presso un istituto di credito tedesco. Per effetto di questo trasferimento, il saldo di cassa detenuto dalla banca italiana presso Banca d’Italia diminuisce, mentre il conto corrente” della banca tedesca presso la Bundesbank è accreditato dello stesso importo.

L’insieme dei “conti correnti” detenuti dagli istituti di credito presso le banche centrali nazionali e i flussi di cassa tra tali conti sono in sostanza il Target 2. Come hanno di recente dichiarato T.A. Lubik e K. Rhodes, due economisti della Federal reserve, in una pubblicazione su cui torneremo, la Bce è in buona sostanza il Target 2, cioè una rete di connessione tra le diverse banche nazionali. E spingendo il ragionamento un passo oltre, si può affermare che il Target 2 è la vera cinghia di trasmissione delle politiche monetarie Bce.

Perché allora tutto questo trambusto tra gli economisti tedeschi? Perché nella non proprio bucolica Unione europea, succede che un Paese su tutti, la Germania (guarda a caso!), è di gran lunga il principale esportatore tra i confini della zona euro. E un po’ come accade tra le due sponde del Pacifico, con gli Usa importatori e indebitati e la Cina esportatrice e ricca di riserve monetarie, l’export tedesco mantiene costantemente positiva la bilancia dei pagamenti tra Berlino e i paesi importatori. In altre parole, le presse idrauliche, i trattori, le materie plastiche e i dispositivi elettronici che la Germania esporta ogni mese tra i confini dell’Eurozona finiscono col rimpinguare i conti Target 2 presso la Bundesbank.