BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINANZA/ 2. Euro e debito, un "imbroglio" che risale al 1981

Pubblicazione:sabato 29 settembre 2012 - Ultimo aggiornamento:sabato 29 settembre 2012, 19.42

Infophoto Infophoto

Del resto, lo vediamo con i nostri occhi e lo sperimentiamo nella vita quotidiana: nei mercati finanziari sono presenti migliaia di miliardi di euro, tutti queli creati dalla Bce e dal sistema bancario in genere; mentre nell'economia reale (e chi è libero professionista ne fa una dolorosa esperienza) c'è una cronica mancanza di euro.

Sembra di sentire riechieggiare le parole di Peguy: “Mai si era visto tanto denaro scorrere verso il piacere, e il denaro rifiutarsi sino a tal punto al lavoro”. Ormai la moneta euro non è più una vera moneta, ma sempre più un prodotto finanziario, fin dalla nascita, quando nasce come un debito, iscritto tra i passivi, nei bilanci delle banche centrali. Se fosse vera moneta, l'euro dovrebbe andarsi a conquistare nell'economia reale la fiducia di cui ha bisogno per poter sussistere, magari confrontandosi concorrenzialmente con altre monete, monete nazionali o monete complementari locali. Hanno voluto imporre a tutta l'economia il libero mercato, ma i signori dell'euro hanno rifiutato di misurare la bontà dell'euro come moneta mettendola in concorrenza sullo stesso territorio con altre monete, cancellando a suo tempo le monete nazionali.

Le "monete complementari", quelle sì che sono vere monete: non hanno un sostegno o un appoggio istituzionale, né politico. Non godono del corso forzoso, ma si conquistano la fiducia sul territorio, nell'economia reale. E c'è un buon motivo se i sistemi di scambio di tipo barter (monete complementari di tipo a credito commerciale) sono in grande espansione in tutto il mondo. Lo annuncia Harvard Business Reviewnel suo blog ufficiale, commentando i dati sorprendenti forniti da Irta, associazione non profit che riunisce tutte le principali esperienze di moneta complementare che favoriscono lo scambio commerciale tra aziende e altre alternative ai sistemi capitalistici.

I dati sono davvero impressionanti: nel 2011 oltre 400mila aziende nel mondo hanno guadagnato 12 miliardi di dollari, usando sistemi di scambio per vendere beni o servizi non utilizzati. Beni o servizi non utilizzati per mancanza di disponibilità di moneta ufficiale in mano a potenziali acquirenti.

Ma questi dati impressionanti non sono una sorpresa, almeno per l'Italia. Il leader di quello che può essere chiamato “baratto multilaterale tra aziende” è la bresciana BexB. Come si legge in un loro recente comunicato stampa, “il network fondato nel 2001 conta 2.600 aziende associate di tutta Italia attive in 160 settori merceologici. In oltre 11 anni le aziende hanno intermediato oltre 200 milioni € per 69.600 transazioni tramite l’utilizzo della moneta complementare EuroBexB” ovvero l’unità di conto che regola le transazioni in compensazione all’interno del circuito; si tratta di numeri molto interessanti, soprattutto perché il mercato italiano è costituito prevalentemente da Pmi e meno si presta alla realizzazione di volumi e massa critica sufficienti  a ottenere un mercato in compensazione efficiente come quello americano. 

Sarà il caso che quanto prima pure la politica torni a occuparsi di quello che già accade nell'economia reale, nella vita reale di tante persone concrete. Magari cercando di difendere e promuovere le esperienze più positive. Potrebbe pure venire l'idea di applicare il principio di sussidiarietà, tanto promosso pure a livello europeo, al sistema monetario. Che ci sia una moneta continentale per le aziende di livello continentale va benissimo. Ma allora devono esserci anche monete regionali o nazionali, che sostengano le necessità di scambio commerciale di imprese di livello regionale o nazionale.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.