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FINANZA/ 2. Euro e debito, un "imbroglio" che risale al 1981

Se l'unica alternativa (seria) all'euro è il baratto, forse è meglio che i politici la smettano di farsi le pulci e tornino ad occuparsi dell'economia reale. Lo scenario di GIOVANNI PASSALLI

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Il grande imbroglio non è il governo tecnico. Il grande imbroglio è l’euro. La moneta unica dietro cui non è stata messa una banca centrale vera. Il fiscal compact esprime in sé le idee di una politica imposta dalla Germania, Paese egemone, che dovrebbe essere Paese solidale e che invece ha rifiutato questa solidarietà. E se ad andare via dalla zona euro fosse la Germania non sarebbe una tragedia”. Queste le parole di Silvio Berlusconi, durante la presentazione dell'ultimo libro di Renato Brunetta. Mi pare che il grande imbroglio si consumi di nuovo. E si tratta dell'imbroglio della menzogna. Ovviamente la menzogna prende piede dove alberga la smemoratezza. La memoria è la grande nemica della menzogna. E allora proviamo noi a ricordare quanto è successo, come siamo arrivati a questa crisi, com'è scoppiata questa crisi. Magari viene pure qualche idea sul perché questa crisi non passa, e cosa fare per superarla davvero.

La crisi per l'Italia nasce come conseguenza del divorzio tra ministero del Tesoro e Banca d'Italia nel 1981. Di fatto, la Banca d'Italia smise di comprare i titoli di stato italiani, lasciando che l'acquisto, e quindi il prezzo e il valore dell'interesse, fossero determinati dal “libero mercato”. Ma tale mercato non era e non è tanto libero, essendo di fatto riservato a pochi utenti qualificati; a tali pochi utenti è sufficiente mettersi d'accordo per spuntare un prezzo sempre più conveniente per loro. E sconveniente per lo Stato. Tale passaggio storico è spiegato molto bene nel volume di Nino Galloni Chi ha tradito l'economia italiana?, edito da Editori Riuniti. Riassumo con un grafico (riportato a fondo pagine) i dati presentati in quel libro, poiché tutti sappiamo bene che un'immagine rende più di mille parole.

Il grafico di cui voglio parlare valorizza a 100 il debito nel 1950, e su questo calcola il tasso di interesse netto, cioè il tasso di interesse meno l'inflazione. Come si può vedere, la variazione del debito, cioè la velocità di crescita del debito dovuta al tasso di interesse reale (e non a nuovi debiti) è stata sotto controllo fino al 1980. Addirittura, tra il 1970 e il 1980 il debito dovuto agli interessi è diminuito, poiché l'inflazione era superiore al tasso di interesse. Come è ovvio, l'inflazione favorisce chi è indebitato. Da allora, il peso del debito dovuto alla crescita incontrollata degli interessi è sempre aumentato. Il vero problema dopo il 1980, evidenziato dal grafico, è che si è perso il controllo sulla dinamica di crescita del debito nel tempo. Sembra che ci sia dimenticati di una regoletta molto semplice ma essenziale: il debito cresce nel tempo.

Tasso di interesse reale