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AUTO/ L'esperto: −20% di Fiat? Meno tasse per fermare il contagio

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Non ne siamo sicuri. 8 anni, economicamente, sono troppi per fare previsioni realmente attendibili. Sta di fatto che, per allora, le vetture che circolano attualmente saranno stravecchie, avranno centinaia di migliaia di chilometri e andranno necessariamente cambiate.

Marchionne, dal canto suo, sta seguendo la strada giusta?

Direi di sì. Sta cercando di espandere sempre di più la produzione, tentando, in particolare, di approdare o di stabilizzare il proprio business nei Paesi emergenti. Resta il fatto che difficilmente i problemi che ha in Italia saranno risolvibili.

Si riferisce ai rapporti con i sindacati?

Non solo. Anzi. Quello, tutto sommato, è un problema secondario. Quello fondamentale restano le scarse vendite. Se, ogni mese, segnassero un +10%, tutte le tensioni con il mondo sindacale tenderebbero a raffreddarsi. Si acuiscono, invece, proprio a causa della difficilissima contingenza. Basti pensare che, se escludiamo Chrysler, Fiat ha perso, in Europa, centinaia di milioni di euro.

In ogni caso, quali misure sarebbe necessario adottare per facilitare la ripresa?

La maggior parte delle auto sono vendute attraverso finanziamenti; che, tuttavia, sono attualmente così onerosi dal far desistere dall’acquisto. Sarebbe necessario, quindi, operare con maggior disponibilità, modificando i tassi al ribasso. Occorrerebbe, inoltre, diminuire l’imposizione fiscale, elevata a tal punto da essere divenuta anch’essa un fattore fortemente disincentivante; e, oltretutto, come è ben noto, in casi come questi, va a finire che, di norma, diminuisce il gettito fiscale, riducendosi la base imponibile. Infine,  se si mettesse a punto una macchina realmente in grado di superare i limiti tradizionali delle elettriche, e che non andasse a benzina o a gasolio, i consumatori potrebbero essere invogliati a comprarle e il panorama potrebbe cambiare.  

 

(Paolo Nessi)



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