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FINANZA/ 1. Sapelli: saranno gli Usa a salvarci da Monti e Merkel

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Di qui l’azione di Draghi con i suoi machiavellismi diretti a superare le resistenze tedesche. Il presidente della Bundesbank minaccia ora e sempre di dimettersi. Ma l’altro componente tedesco della Bce non lo segue e appoggia la via unconventional di Bernanke al quale Draghi fa eco, diligentemente. Gli stessi fondi d’investimento nord americani hanno ripreso ad acquistare euro in varia forma, per sostenere l’ eurozona. La sua crisi porterebbe il mondo al disastro.

La business community può appoggiare Romney, ma fino a un certo punto (lo sa condizionare per benino, del resto) e non è d’ accordo con quella parola d’ordine pazzesca del candidato repubblicano: Obama si occupa del mondo, io delle vostre famiglie. E’ una pazzia che ci fa addirittura rimpiangere i nostri politici e dobbiamo tutti tremare se simili personaggi salissero mai sulla tolda della nave che domina ancora il mondo. E’ vero: Obama partecipera il 7 e l’8 settembre a Vladivostock al Forum economico della regione Asia-Pacifico. E la questione è dimensionalmente molto più importante dell’ Europa, vista la nuova strategia post-kissingeriana di accerchiamento e isolamento della Cina che ora gli Usa perseguono. L’area ha ben 3,5 miliardi di abitanti, ma l’Europa rimane il continente con il più grande Pil su scala mondiale: quindi gli Usa non possono abbandonarla a un destino tedesco, ossia al suicidio.

Del resto ci sono stati evidenti segni, messaggi cifrati eloquenti, a questo riguardo anche sulla stampa italiana. Non si pubblicano a caso vecchie interviste di un ambasciatore deceduto (Bartholomew) che tira in ballo il console di Milano “filo-di-pietrista” ai tempi di Tangentopoli - sempre nord americano - per sottolineare che gli Usa seguono sempre gli affari italiani. Lo facevano anche durante Mani Pulite. Capito? Non è necessario leggere Ghraam Green e Le Carrè per capirlo. Quindi la finanza deve essere riformata in qualche modo: il debito pubblico deve essere affrontato secondo modelli neo keynesiani del tipo Fed.

Il problema rimane l’industria. Ossia la terra sotto le nuvole. Non si vede sino a quando si atterra, ma esiste, eccome. Chiedetelo agli artigiani, ai lavoratori, agli imprenditori. Dal governo soffia un vento di dinteresse salvo che per quel che riguarda le privatizzazioni (l’1,5% del Pil, si noti bene…). Anche qui è difficile sottovalutare l’impatto diplomatico, per esempio, che la cessione di Ansaldo Energia alla Siemens potrebbe avere nei confronti degli Usa. Quindi, niente uragani, per ora. Continua la schermaglia diplomatica sullo sfondo di un governo di ideologici sostenitori di un principio di austerità che sta uccidendo l’industria. Qualche spiraglio viene da Via Veneto 33, con Passera che da segni di vita nella giusta direzione. Ma bisogna muoversi: fare una politica industriale diversa dal passato, su cui abbiano già parlato e che sarebbe stucchevole riprendere qui.

In questo senso questa settimana sarà cruciale, con la riunione della Bce. E quella prossima vedrà la decisone della Corte costituzionale tedesca proprio sulla politica monetaria della Bce. Bisognerà vedere se si sfonderanno le linee tedesche o le truppe deflazionistiche resisteranno come i giapponesi alla fine della seconda guerra mondiale.



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COMMENTI
04/09/2012 - L'imprevisto ci salverà? (Carlo Cerofolini)

Sperare nell'aiuto esterno non è proibito, però è inutile girarci intorno: se la Bce non è in grado di battere moneta - come la Fed Usa - e noi non ci svincoliamo dal fiscal compact, che ci costerà 50 miliardi annui per 20 anni (ma dove li troviamo con la recessione in atto e progress?), per noi sarà la rovina. Per fare questo l'Italia deve però essere disposta a tutto, anche a uscire dall'euro. Con Monti & C. questo temo sia un vasto programma, a meno che il problema non si risolva da solo con l'implosione dell'euro. L'imprevisto ci salverà?