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FINANZA/ I numeri che smontano l'ottimismo delle borse

Pubblicazione:martedì 4 settembre 2012

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Da marzo in poi, però, il trend ha conosciuto un'inversione, visto che - stante le posizioni di capitale inadeguate - gli istituti iberici hanno venduto debito sovrano del loro Paese per 21,3 miliardi di dollari, 11,7 dei quali solo nel mese di luglio, anche a causa delle fughe di capitale.

Come vi ho già detto la scorsa settimana, la Banca di Spagna ha certificato che solo nel mese di giugno 70,90 miliardi di dollari hanno detto addio alle banche spagnole, mentre a luglio la cifra è arrivata addirittura a 92,88 miliardi di dollari, pari al 4,7% di tutti i depositi bancari spagnoli. Nei primi sette mesi dell'anno, il totale degli outflows ha raggiunto i 368,80 miliardi di dollari, pari al 17,7% del totale dei depositi e il trend appare decisamente in traiettoria di continuo peggioramento. Anche a fronte di questi numeri, alcune banche cominciano a porre dei limiti all'acquisto di debito: BNP Paribas recentemente ha imposto un massimo di 12,5 miliardi di dollari per nazione e molti altri istituti stanno seguendo l'esempio. Di più, la stessa BNP Paribas ha ridotto le sue detenzioni di debito sovrano del 35% da giugno dello scorso anno: nel solo mese di luglio di quest'anno, l'aggregato della riduzione di detenzioni di debito sovrano delle banche francesi ha toccato gli 8,7 miliardi di dollari. Insomma, segnali che contrastano con l'ottimismo delle Borse e portano acqua al mulino di chi predice una correzione.

D'altronde, il rendimento del decennale spagnolo viaggia in area 6,8%, il trentennale è al 7,34% e, peggio ancora, lo stock di debito rischia di peggiorare nonostante l'austerity, a causa delle sempre crescenti necessità di salvataggio delle varie regioni del Paese. Dopo la Catalogna, Valencia e la Murcia, ieri è stato il turno dell'Andalucia di chiedere 1 miliardi di euro di aiuti al governo centrale attraverso il fondo speciale di salvataggio: peccato che i circa 22 miliardi di dollari di cui dispone il veicolo governativo non si avvicinano nemmeno alle reali necessità di finanziamento delle regioni, quantificate tra i 50 e 75 miliardi di dollari. Nel solo mese di ottobre, poi, la Spagna ha maturazioni di bonds sovrani per 25 miliardi di dollari, a cui va aggiunto nuovo debito da emettere: insomma, auguroni. Anche perché, al netto degli annunci del ministro delle Finanze, l'iniezione di capitale per Bankia porta con sé un effetto collaterale non da poco: l'istituto, infatti, ha emesso azioni privilegiate a molti suoi correntisti, titoli che saranno polverizzati se verranno utilizzati fondi europei per ricapitalizzare sotto l'attuale legislazione. In soldoni, Rajoy rischia di trovarsi le strade piene di cittadini-contribuenti infuriati con il governo. Con un tasso di disoccupazione al 25,1%, più alto della Grecia e addirittura al 53% per gli under-25, l'ultima cosa che serve al governo spagnolo è la rivolta anche dei correntisti-azionisti di Bankia. Insomma, cosa abbiano da festeggiare le Borse rimane decisamente un mistero.



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