BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINANZA/ 1. Fortis: e se i tedeschi preferissero Draghi alla Merkel?

Pubblicazione:mercoledì 5 settembre 2012 - Ultimo aggiornamento:martedì 11 settembre 2012, 23.09

InfoPhoto InfoPhoto

Anche la signora Merkel deve tenere conto di un elettorato tedesco che in parte ragiona secondo luoghi comuni da birreria, ma anche di un elettorato fatto di imprenditori e di imprese che nel secondo trimestre ha visto l'export tedesco scendere, una drastica riduzione delle scorte e un'economia che non corre più. Sono soprattutto questi imprenditori che si rendono conto, come sa comprendere Draghi, che occorre calmierare gli spread, altrimenti si mette male per tutti, Germania compresa.

 

Adesso bisognerà affrontare il problema spagnolo.

 

Bisogna affrontarlo, dopo la bolla immobiliare tenuta sottotraccia per quattro anni. Con un sistema bancario che è in pessime condizioni. E sapendo che la Spagna non ha ancora fatto, per quanto riguarda i conti pubblici, quello che ha già fatto l'Italia. Anzi mi sembra che non abbia neppure incominciato a fare quello che è necessario. In tutti i casi però direi che il problema è generale e riguarda tutta l'Eurozona, che è da difendere. Per questo è importante il ruolo della  Bce. Se si guardano i dati si può vedere che anche tra i cosiddetti sedicenti “virtuosi” c'è chi deve fare i compiti a casa. In Olanda i consumi stanno scendendo da cinque anni e anche in quel Paese c'è una bolla immobiliare che prima o poi verrà a galla: il rapporto tra mutui per le case e pil è al 107 percento.

 

Alla fine è l'Italia quella che ha i conti pubblici più in ordine.

 

Noi ci siamo messi in recessione con la “cura Monti”, ma per i conti pubblici siamo molto più a posto di tanti altri. Ci portiamo dietro questa “condanna storica” del debito pubblico, neanche fosse una sorta di “lettera scarlatta”, e abbiamo scelto una strada dolorosa, di cui portiamo tutti i segni sulla pelle. E' difficile immaginare quale altra strada potevamo percorrere. Con questo debito pubblico, con la situazione ingarbugliata che vivevamo, avevamo bisogno di un “visto sul passaporto” per le agenzie di rating e per i mercati. La cura Monti è stata durissima, penso che se fosse stata applicata alla Germania, neppure i tedeschi l'avrebbero retta senza andare in recessione.

 

Il problema diventa quello di superare questi anni, in cui ci troviamo in in una situazione del tutto simile a quella degli anni Trenta. Non crede?


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >

COMMENTI
06/09/2012 - ruolo Cdp nel debito pubblico (antonio petrina)

siamo veramente sicuri che la cassa ddpp può liberamente non fare debito pubblico come quella tedesca dopo le passate cartolarizzazioni del 2002 (ante privatizzazione del 2003) e dettagliatamente esaminate, con dubbi, dalla corte dei conti nel 2006?

 
05/09/2012 - I rimedi c'erano e ci sono (Carlo Cerofolini)

Per non essere imprigionati in questo cul de sac germanocentrico e dover sempre fare i "compiti a casa" cari a Monti & C.e che si portano alla rovina, un rimedio c'era ed ancora sarebbe possibile, ad esempio, attuare: 1) equiparare, con pochi accorgimenti (è possibile, Brunetta dixit), la nostra Cassa depositi e prestiti (Cdp) a quella corrispondente tedesca in cui - a norma Eurostat - la Germania ha "inguattato" ben il 17% del suo debito pubblico e così poter similmente sia diminuire il nostro debito e pagare pure i 100 miliardi che le imprese avanzano dagli enti pubblici, che così non graverebbero sul debito pubblico e contribuirebbero a rilanciare l'economia; 2) far considerare nel debito di ogni nazione la somma del debito pubblico più quella del debito privato e così l'Italia - a norma, cambiata, di Eurostat - sarebbe la seconda nazione più virtuosa della Ue, a ruota della Germania e con questo la speculazione sarebbe sconfitta (paura dello spread addio) e la nostra economia rifiorirebbe e ultimo ma non ultimo sarebbe pure possibile ridurre alla grande l'(op)pressione fiscale. Ciò comunque non ci esimerebbe a tagliare di almeno un 5% annuo per 4 anni la spesa pubblica per riportarla così al 35% dal 55% attuale. La tripla A sarebbe così a portata di mano. Se questo non si fa non sarà anche perché abbiamo nelle nostre file delle quinte colonne della finanza speculativa internazionale che ci vogliono colonizzare e comprare a poco prezzo i nostri asset più appetibili?

 
05/09/2012 - la depressione del 29 (antonio petrina)

Giustissime e condivisibili appieno le riflessioni del prof Fortis che ben conosce il grande debito pubblico e non privato dell'Italia, la cui graduale e progressiva riduzione verrà fatta dalla "fetta" di reddito nazionale ( che è la torta da dividere) e di cui ciascuno in qualche modo incarna di padre in figlio (Einaudi, Debiti, 1934), lasciando a bocca asciutta i percettori di redditi variabili, anche con l'ausilio prezioso della BCE.