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FINANZA/ 1. Fortis: e se i tedeschi preferissero Draghi alla Merkel?

Pubblicazione:mercoledì 5 settembre 2012 - Ultimo aggiornamento:martedì 11 settembre 2012, 23.09

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La sostanza è questa. Da cinque anni siamo in una grave crisi e per altri tre anni non vedo segnali di uscita da questa stagnazione. Alla fine si dovranno contare otto anni di crisi, un fatto senza precedenti. Ci saranno alcune differenze con la grande depressione degli anni Trenta, ma la sostanza non cambia. Un Occidente in stagnazione, le difficoltà anche dei Paesi emergenti. L'intera economia mondiale che non cresce più.

 

Ma per uscire da tutto questo che cosa è necessario?

 

Guardi che occorre disintossicarsi dal doping di una certa finanza, soprattutto anglosassone, che è stato all'origine di questa crisi. Anche il modello americano mi sembra che, dati alla mano, non sia più un modello percorribile e da imitare. Le operazioni fatte in quindici anni mi sembrano come le vittorie al Tour de France che oggi vengono annullate, appunto perché erano drogate.

 

(Gianluigi Da Rold)



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COMMENTI
06/09/2012 - ruolo Cdp nel debito pubblico (antonio petrina)

siamo veramente sicuri che la cassa ddpp può liberamente non fare debito pubblico come quella tedesca dopo le passate cartolarizzazioni del 2002 (ante privatizzazione del 2003) e dettagliatamente esaminate, con dubbi, dalla corte dei conti nel 2006?

 
05/09/2012 - I rimedi c'erano e ci sono (Carlo Cerofolini)

Per non essere imprigionati in questo cul de sac germanocentrico e dover sempre fare i "compiti a casa" cari a Monti & C.e che si portano alla rovina, un rimedio c'era ed ancora sarebbe possibile, ad esempio, attuare: 1) equiparare, con pochi accorgimenti (è possibile, Brunetta dixit), la nostra Cassa depositi e prestiti (Cdp) a quella corrispondente tedesca in cui - a norma Eurostat - la Germania ha "inguattato" ben il 17% del suo debito pubblico e così poter similmente sia diminuire il nostro debito e pagare pure i 100 miliardi che le imprese avanzano dagli enti pubblici, che così non graverebbero sul debito pubblico e contribuirebbero a rilanciare l'economia; 2) far considerare nel debito di ogni nazione la somma del debito pubblico più quella del debito privato e così l'Italia - a norma, cambiata, di Eurostat - sarebbe la seconda nazione più virtuosa della Ue, a ruota della Germania e con questo la speculazione sarebbe sconfitta (paura dello spread addio) e la nostra economia rifiorirebbe e ultimo ma non ultimo sarebbe pure possibile ridurre alla grande l'(op)pressione fiscale. Ciò comunque non ci esimerebbe a tagliare di almeno un 5% annuo per 4 anni la spesa pubblica per riportarla così al 35% dal 55% attuale. La tripla A sarebbe così a portata di mano. Se questo non si fa non sarà anche perché abbiamo nelle nostre file delle quinte colonne della finanza speculativa internazionale che ci vogliono colonizzare e comprare a poco prezzo i nostri asset più appetibili?

 
05/09/2012 - la depressione del 29 (antonio petrina)

Giustissime e condivisibili appieno le riflessioni del prof Fortis che ben conosce il grande debito pubblico e non privato dell'Italia, la cui graduale e progressiva riduzione verrà fatta dalla "fetta" di reddito nazionale ( che è la torta da dividere) e di cui ciascuno in qualche modo incarna di padre in figlio (Einaudi, Debiti, 1934), lasciando a bocca asciutta i percettori di redditi variabili, anche con l'ausilio prezioso della BCE.