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FINANZA/ Debenedetti: spread a 200? Un "esercizio" per aiutare Mario Draghi

Pubblicazione:mercoledì 5 settembre 2012 - Ultimo aggiornamento:martedì 11 settembre 2012, 23.10

(Infophoto) (Infophoto)

Elevati? Certo. Troppo? Non so. Dal tasso di interesse dipende l’entità del costo del servizio del debito: per lo stato sono oneri che deve pagare e quindi imposte che deve riscuotere. E ne dipende il costo del danaro per le imprese e per le famiglie. Ma si ripercuote anche sulle aziende italiane. È chiaro che un’azienda, oltre al rischio proprio dell’attività imprenditoriale, sconta anche quello dovuto al contesto in cui opera.

 

Cosa intende?

 

I giornali quotidianamente riferiscono esempi di cattiva amministrazione, di sprechi, di servizi che non funzionano, di giustizia lenta e incerta ecc ecc. Questi sono costi che l’impresa sopporta perché è in Italia e che un’impresa collocata altrove non deve sopportare. Il rischio che non abbia successo e non possa ripagare il prestito è maggiore, quindi la banca chiede un interesse maggiore. In più si aggiunga il rischio che il paese in cui l’impresa opera possa uscire dall’euro: un evento che avrebbe conseguenze difficili da prevedere nell’entità, ma sicuramente negative per l’impresa. E quindi per chi le ha imprestato i soldi.

 

Il rischio che l’euro si rompa è reale?

 

Tutti i rischi hanno una probabilità non nulla di verificarsi. La Merkel ammonirebbe che “se salta l’euro salta l’Europa”, se non per scongiurare un pericolo che c’è? E la Bce non si dice disposta a fare tutto per evitare la rottura, se non volesse evitare una cosa che altrimenti potrebbe verificarsi?

 

(Matteo Rigamonti)



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