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SPREAD/ L'esperto: Van Rompuy (Ue) e Bce, bene il fronte comune anti-Germania

Pubblicazione:mercoledì 5 settembre 2012 - Ultimo aggiornamento:martedì 11 settembre 2012, 23.08

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Svariati economisti, in effetti, lo stanno ripetendo da mesi. Possiamo solo prendere atto del fatto che la lentezza delle risposte politiche è del tutto inadeguata alla velocità con cui si muovono i mercati finanziari. Basti pensare al fatto che non è escluso che, per mettersi d’accordo sulla frase relativa agli spread incompatibili con i fondamentali, abbiano impiegato mesi in riunioni, incontri e contrattazioni.  

Bankitalia ha imputato il livello degli spread all’effetto contagio della zona euro e al timore della reversibilità della moneta unica. Non crede che sarebbe necessario aggiungere a questi fattori la speculazione?

Non parlerei di vera e propria colpa. Il fatto è che i mercati stanno agendo come se l’Italia avesse svalutato la propria divisa. Cosa, ovviamente, finora impossibile. Ma la semplice previsione di un’uscita dall’euro fa sì che gli investitori agiscano come se essa fosse già avvenuta. A questo si unisce l’incertezza relativa alla decisione che sarà assunta dalla Corte costituzionale tedesca in merito alla legittimità del Fondo salva stati e a quelle che saranno prese dal prossimo direttivo dalla Bce di domani.

Crede che il fronte pro-Draghi possa arginare le posizioni della Germania e far sì che alla Bce sia consentito l’acquisto di debito sovrano?

Me lo auguro. E spero che la Bundesbank modifichi le sue posizioni. Certo, il modello della Banca centrale tedesca ha funzionato per anni. Ma, oggi, i mercati finanziari hanno mutato il proprio aspetto e le proprie strategie. All’epoca della stipula del trattato europeo che disciplina mandato e funzioni della Bce nessuno avrebbe potuto prevedere una simile evoluzione. I tedeschi, quindi, dovrebbero capire che adeguarsi al nuovo trend della Bce non sarebbe una sconfitta ma l’unico modo per frenare la speculazione, priorità indicata alcuni giorni fa, del resto, dalla stessa Merkel.

 

(Paolo Nessi)



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