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Economia e Finanza

FINANZA/ 1. Draghi, "scacco" all'Italia

Mario Draghi e Angela Merkel (InfoPhoto)Mario Draghi e Angela Merkel (InfoPhoto)

Grazie a queste misure, per usare la metafora di Draghi, la gamba finanziaria dell'Europa ha ripreso a funzionare, come dimostra la reazione dei mercati finanziari di ieri pomeriggio. Trattasi di capire se questa gamba è in grado di trascinare o, meglio ancora, risvegliare l'altra gamba, quella politica che finora si è trascinata da un vertice all'altro senza avvicinarsi ad alcuna meta.

Il traguardo, insomma, resta lontano: le elezioni olandesi della prossima settimana, precedute dalla sentenza, di capitale importanza, della Consulta tedesca, potrebbero riportare indietro la locomotiva spinta sulla salita da Draghi con tanta perizia. Ma non è il caso di fasciarsi la testa prima del tempo o di sminuire il lavoro eccezionale del banchiere centrale, dotato di un carisma che non gli deriva di sicuro dal passaporto tricolore.

Mario Draghi, insomma, ha avuto il coraggio di trasportare la partita monetaria dal terreno riservato dei tecnici al campo aperto della sfida politica, affrontando il rischio di una sconfitta. In questo modo il banchiere centrale, non solo non ha esitato a sfidare il veto della Bundesbank sugli acquisti dei titoli di Stato dei Paesi a rischio, come era già successo a Jean-Claude Trichet, ma ha anche saputo costruire, attorno alla sua strategia, una rete di alleanze senza precedenti nella breve storia dell'eurozona. Un'alleanza che ha spaccato in due lo stesso squadrone tedesco. Ma avrà senz'altro grosse conseguenze per la politica italiana che s'avvia alle elezioni.

Mario Draghi, infatti, ha consapevolmente firmato un'ipoteca sul futuro della politica italiana dal 2013 in poi. Poco importa che l'Italia chieda o meno l'intervento dell'Europa: le regole di Bruxelles diventeranno comunque il “benchmark” su cui valutare il comportamento dell'Italia, sia di destra che di sinistra. Una sorta di cintura di sicurezza che blinderà la tradizionale fantasia della politica nostrana.

Giusto un anno fa il premier Silvio Berlusconi firmò la lettera dettata dalla Bce, salvo rimangiarsi gli impegni di fronte alla levata di scudi di una maggioranza all'estremo. Oggi, di fronte al monitoraggio assiduo delle autorità comunitarie e del Fondo Monetario, quel comportamento diventa impossibile: super Mario ha messo nel sacco il partito della spesa, oltre che Jens Weidmann.  

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