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GEOFINANZA/ Borghi: l'Europa ha ancora paura dell'Italia

Pubblicazione:martedì 1 gennaio 2013

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Tra il fallimento di Lehman’s Brothers (l’evento che ha originato la Grande crisi) e la crisi dei debiti sovrani, le caratteristiche italiane rispetto ai propri titoli decennali hanno subito una modifica. Il nostro Paese, infatti, si è spostato da un'area di contagio «che la vedeva maggiormente coinvolta con i Paesi periferici dell'area euro (Spagna, Grecia, Portogallo e Irlanda) ad un'area che la vede più fortemente interconnessa con i paesi "core" (Germania e Francia)». E’ il frutto di uno studio effettuato dalla Consob, secondo il quale «contrariamente alle attese, nell'ultima crisi del debito sovrano che ha avuto inizio alla fine del 2010 l'Italia non ha assorbito i maggiori impulsi di contagio dai paesi più vulnerabili ed esposti (come ci si aspettava), ma è risultata particolarmente sensibile agli impulsi che provenivano dai Paesi forti e stabili dell'area».

Non è tutto. Per gli analisti della Commissione nazionale per le società e la Borsa, l’Italia, benché disponga di fragilità strutturali, non rappresenterebbe, di per sé, un centro di contagio. Piuttosto, sarebbe «sistematicamente al centro di importanti connessioni di contagio che la vedono come Paese target, evidenza questa di una abnorme penalizzazione del Paese a motivo più della sua fragilità reputazionale che dei suoi fondamentali economici». Claudio Borghi Aquilini, professore di Economia degli intermediari finanziari presso l’Università Cattolica di Milano, ci spiega perché non è d’accordo con questa analisi.

 

Tanto per cominciare, cosa si intende per contagio?

 

Quando un Paese detiene dei titoli di un altro Paese che non è in grado di onorare il proprio debito, e il primo viene trascinato nel baratro dal secondo, siamo in una situazione di contagio.

 

Cosa ne pensa delle considerazioni della Consob?

 

Tutte le interpretazioni sull’ipotesi che un singolo Paese possa rappresentare una fonte di contagio non tengono semplicemente conto di come tale contagio si è effettivamente propagato.

 

Ovvero?

 

L’unico fattore realmente contagioso è stato rappresentato dalla Grecia. Non è un caso che si è iniziato a parlare di spread quando la Merkel e Sarkozy decisero di imporre perdite a chi deteneva dei titoli greci. Da allora, chiunque avesse avuto titoli di paesi dell’Eurozona considerati deboli, ha iniziato a pensare di essere il prossimo a rischiare il default. E a vendere.

 

Di per sé, quindi, l’Italia può rappresentare un fattore di contagio o no?


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COMMENTI
01/01/2013 - Prima è giusto pagare il debito (Giuseppe Crippa)

Sarei d’accordo col signor Salmè se prima pagassimo tutto il nostro debito. Ed è quanto ci stiamo lentamente avviando a fare, anche se costa… e quanto costa!

 
01/01/2013 - Fuori dall'Europa e dall'Euro! (Dante Salme')

C'è una sola ricetta: denunciare il trattato di Maastricht e uscire dall'Europa come stato membro e dare nuovamente corso legale alla lira.