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CROLLO CONSUMI/ Rovati: è "colpa" della nuova strategia delle famiglie

Pubblicazione:giovedì 10 gennaio 2013

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Le famiglie sono costrette a rivedere il loro paniere di consumi e il loro stile di vita. Ciò si traduce in una riduzione dei consumi e in una ricerca di beni a minor costo. Per quanto riguarda gli alimentari ciò vuol dire uno spostamento degli acquisti su prodotti di minor prezzo e qualità, per i capi di abbigliamento vuol dire puntare sui saldi, per gli acquisti di beni durevoli come le automobili significa rinviare la sostituzione del proprio mezzo, per quanto obsoleto. Ciò si lega anche alla contrazione fortissima del settore automobilistico o degli elettrodomestici. Entrambi hanno infatti costi più alti, ma anche la possibilità di differirne l’acquisto a tempi migliori. Dietro a questo dato sul potere d’acquisto si sta muovendo una riorganizzazione delle strategie di spesa familiari, cui corrisponde poi una necessaria riorganizzazione anche delle strategie di coloro che producono i beni.

 

Fino a che punto ciò corrisponde anche a una riduzione del benessere?

 

Di per sé la diminuzione del potere d’acquisto comporta una compressione dei consumi in volumi, e a strategie di risparmio laddove si ha a che fare con i beni necessari. Alcuni di questi ultimi riguardano bisogni di base, come gli alimentari, le spese per l’alloggio e quelle per le utenze. Tutto ciò sta aumentando come peso sul reddito disponibile, a svantaggio di forme di consumo che andavano più nella direzione della cura di sé, di una maggiore attenzione alla propria salute e al proprio benessere. Ciò nel tempo abbassa la qualità della vita, al di là dell’aspetto economico, anche in termini di benessere.

 

(Pietro Vernizzi)



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