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MARIO DRAGHI/ L'illusione delle borse e quel bicchiere mezzo vuoto

Pubblicazione:venerdì 11 gennaio 2013

Mario Draghi (Foto: Infophoto) Mario Draghi (Foto: Infophoto)

A favorire il recupero di competitività contribuisce il basso prezzo di petrolio e gas reso disponibile dalle nuove tecnologie fracking, quelle che l'Europa ha rifiutato fin dall'inizio in nome delle minacce ambientali. Nel frattempo il Giappone ha ormai pigiato l'acceleratore sul processo di svalutazione dello yen, che presto provocherà una risposta da parte americana. Ma anche di Paesi come il Brasile, pronti a giocare l'arma delle barriere doganali contro l'ingresso di capitali speculativi. L'euro, insomma, rischia di godere di una quotazione eccessiva mentre l'industria del Vecchio Continente, per le ragioni più varie, rischia di essere quella che paga la bolletta energetica più alta. Una cornice che rende ancor più difficile far ripartire l'occupazione, impresa non da poco in un Continente che, invecchia, fa fatica a mantenere i livelli di welfare e di previdenza e per questo è costretto ad aumentare le tasse. Senza dimenticare le scadenze elettorali. A febbraio, si sa, tocca all'Italia. Ad ottobre si replica in Germania. 
Si capisce, in questo quadro, come la principale preoccupazione della Bce di fronte al successo della politica adottata da luglio in poi con grande coraggio, sia stata quella di smorzare gli entusiasmi. Il difficile, infatti, comincia adesso. Draghi, assieme a Ben Bernanke, ha messo i mercati sotto una tenda ad ossigeno, iniettando ossigeno e medicine (ovvero il denaro) tanto quanto basta per evitare il collasso. Per un po' il malato non ha reagito, nel timore che qualcuno, sul più bello, potesse chiudere la canna dell'ossigeno per non spender troppo (ogni allusione alla Bundesbank non è casuale). Poi ha prevalso la fiducia. Ma per passare dalla fase della convalescenza alla piena guarigione non bastano le pillole dei prestiti Ltro o di altre magie da banchiere. Occorre semmai, che il paziente riprenda con gradualità a muoversi e ad alimentarsi in maniera normale. In parole povere deve intervenire l'arma della politica economica, con interventi mirati alla crescita e, non meno importante, che le banche, dopo il “regalo” del rinvio dei requisiti di capitale già previsti da Basilea 3, tornino a fornire il credito, senza disperdere i frutti del recupero dei titoli del debito sovrano o delle Borse in qualche operazione clientelare o di profitto a breve. Solo così, con gradualità, il paziente potrà essere dimesso dalla clinica della finanza straordinaria. La banca entrale ha fatto la sua parte. Ora tocca alla politica, alle banche ed alle parti sociali: per questo Draghi non si sente ottimista.



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