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BORSA & FINANZA/ Le grandi manovre (francesi) dietro Mps

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Ancor più strano appare l’attivismo di Societe Generale, istituto di credito francese che come tutti i suoi partner transalpini ha compiuto un deleverage molto importante sui titoli di debito italiano, ancora però prevalenti nel portafogli e che quindi dovrebbe essere interessato a tutto tranne che a una banca strapiena di obbligazioni sovrane italiane, fino a oggi vera e proprio liability che generava perdite e tonfi borsistici a ogni piè sospinto di spread o di asta. C’è però un dettaglio interessante: al netto delle svalutazioni patite dall’istituto a causa della controllata russa Rosbank e dall’uscita dal mercato bielorusso (con la cessione di Belrosbank sul finire dello scorso novembre) e greco (con il disimpegno da Geniki in favore di Piraeus Bank), Societe Generale è presente in Italia attraverso Fiditalia, società di credito al consumo controllata al 100% dalla banca francese, ma non direttamente nel mercato bancario. Credit Agricole, infatti, controlla Cariparma, attraverso la quale ha razziato molte filiali di Intesa SanPaolo nelle principali città italiane, mentre Bnp-Paribas controlla Bnl e il suo ramo di credito al consumo, Findomestic.

Scalata francese in vista, quindi, grazie anche alla rivalutazione implicita delle detenzioni obbligazionarie sovrane italiane in pancia a Mps, grazie alla decompressione dello spread, quindi all’aumento del valore di quei titoli nella loro iscrizione a bilancio? Un’ipotesi del tutto teorica, che fa a pugni con la realtà di un controllo ancora abbastanza blindato (la Fondazione Mps ha il 34,9% e i suoi principali alleati possiedono complessivamente un altro 15-16%) e si scontra con quel limite statutario del 4% al diritto di voto in assemblea, che da solo basta a scoraggiare chiunque. Ma le prospettive, si sa, sono di cambiamento. E netto. A cominciare dall’ulteriore diluizione della quota in mano alla Fondazione (destinata a scendere al di sotto del 20%), fino alla probabile revisione del tetto al diritto di voto, quando sarà il momento di varare l’aumento di capitale da un miliardo già deciso e in programma dopo il 2014, con un valore del titolo che a Siena si augurano che a quel punto sia tornato su livelli di tranquillità, tali comunque da non penalizzare troppo gli attuali azionisti (che saranno esclusi in prima battuta dall’aumento).

Dopo l’assemblea dei prossimi 25 e 26 gennaio, poi, Rocca Salimbeni ricorrerà sì all’aiuto pubblico, ma, come ha sottolineato lo stesso Viola, con la prospettiva di restituire cash i soldi ricevuti. Come? La ricetta è la solita: con lo spread a 200 punti e il ritorno all’utile della banca, grazie anche alla diluizione già annunciata sui requisiti di patrimonializzazione di Basilea III. I numeri, d’altronde, parlano chiaro. La banca alla fine del terzo trimestre 2012 possedeva un portafoglio titoli di Stato italiani per un controvalore di 24,7 miliardi e perdite potenziali su di esso, tramite minusvalenze, di ben 2,8 miliardi. Ma da fine settembre a oggi, lo spread è crollato di oltre 90 punti base e i prezzi di Bot e Btp si sono impennati (rendimenti in discesa). Ora, per ogni punto in meno di spread, si calcola, che Mps realizzi un guadagno patrimoniale netto di 15 milioni di euro, i quali moltiplicati per 90 punti, portano l’accrescimento patrimoniale netto a 1,4 miliardi.

Insomma, le minusvalenze sono state dimezzate e Piazza Affari ha registrato la metà di tale miglioramento di Siena, in linea con il trend del titolo, che viaggia a multipli pari al 50% del patrimonio netto contabile dell’istituto. Altro dato, questo, che renderebbe molto improbabile l’ipotesi di scalata a un istituto il cui azionariato stabile possiede il 50% del capitale (la sola Fondazione il 34,94%) e che ha un’esposizione verso il Tesoro per 3,9 miliardi di euro, potenzialmente fino a circa 4,45 miliardi. Infatti, i Monti bond potrebbero anche essere convertiti in equity, su richiesta dello stesso istituto, con lo Stato potenzialmente azionista di maggioranza assoluta con il 54%. Mps, poi, vede sì trasformarsi i bonds italiani detenuti in oro, ma sconta una durata media dei titoli in portafoglio di 9 anni contro la media di 4 e registra altri debiti per 350 milioni e i relativi interessi, i quali annullano potenzialmente l’utile distribuibile, il quale non è arrivato lo scorso anno e non arriverà quasi certamente questo.


COMMENTI
14/01/2013 - commento (francesco taddei)

tempo di saldi in italia. fra-gbr-ger affrettatevi.