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Economia e Finanza

BORSA & FINANZA/ Le grandi manovre (francesi) dietro Mps

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E qui potrebbe trovarsi la chiave di volta, insieme a uno strano intreccio politico. A fronte di questi numeri, infatti, Palazzo Sansedoni potrebbe decidere di scendere ulteriormente nel capitale bancario, dopo avere già ceduto una quota del 15% nella primavera del 2012. Sinora, il fattore che ha maggiormente frenato questa scelta è il prezzo di carico delle azioni Mps, pari a 0,36 euro a bilancio della Fondazione. Fin quando il titolo viaggiava a 0,22 euro, le minusvalenza che l’azionista di maggioranza avrebbe riportato in caso di vendita sarebbero ammontate a circa il 38% del prezzo di carico e pari a quasi 15 milioni e mezzo per ogni punto percentuale ceduto di azioni. Ma ora il titolo è trattato in area 30 centesimi, per cui se il trend dovesse artificialmente irrobustirsi nelle prossime sedute e stabilizzarsi, qualcuno potrebbe voler monetizzare la sua partecipazione, consentendo ad altri di scalare la banca. E temo che questo sia lo scenario che abbiamo di fronte.

Politicamente, poi, Mps è notoriamente la banca dei Ds, fino a poche settimane fa certi trionfatori delle prossime elezioni politiche di febbraio, quindi controllori della banca ancora di più, attraverso Palazzo Chigi e, soprattutto, il Tesoro: quasi impossibile, quindi, scalare senza il beneplacito di Pierluigi Bersani e soci. Ora, però, la discesa in campo di Mario Monti e la ripresa del Pdl attraverso l’offensiva mediatica del Cavaliere hanno sparigliato non poco le carte in tavola, rendendo molto meno probabile una vittoria netta di Ds e Sel, quantomeno per il blocco che il Pdl creerà al Senato, potendo godere già oggi di un vantaggio nella regione a tal fine strategica: la Lombardia. Di fronte all’ipotesi dell’ingovernabilità, se il centrosinistra sarà la coalizione con il principale numero di voti, appare automatica l’apertura di un dialogo con la galassia centrista raccolta attorno a Mario Monti, il quale come vi ricordate ha ottenuto l’immediato e sperticato endorsement di Francois Hollande, forse più interessato di quanto non si potesse credere in un primo momento.

Forse Societe Generale ha un interesse duplice su Mps, ovvero ottenere un braccio operativo in Italia come i suoi concorrenti transalpini e, nel caso, utilizzare il più antico istituto italiano come “bad bank” delle liabilities a bilancio, leggi esposizione obbligazionaria in caso il placebo Draghi finisca, così come gli acquisti di debito italiano da parte di banche e fondi di mezzo mondo in attesa del Monti-bis, ipotesi che se tradita potrebbe far arrabbiare non poco gli ambienti che contano? Il fatto, poi, che da Londra facciano notare come «stranamente Goldman Sachs non figura nei primi dieci investitori su Mps» fa capire che la banca d’affari Usa sarebbe sottocoperta per evitare potenziali accuse e collegamenti con Mario Monti e la sua sfida politica, ma che non per questo non sarebbe pronta a intervenire. O, magari, pronta solo a uscire allo scoperto, visto che già oggi qualcuno sta operando sul mercato per suo conto.

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COMMENTI
14/01/2013 - commento (francesco taddei)

tempo di saldi in italia. fra-gbr-ger affrettatevi.