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FINANZA/ La "bomba" americana rilancia un "patto" Berlusconi, Monti, Bersani?

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Essa si situerebbe in un contesto in cui, secondo alcune stime, il debito, fortemente concentrato negli Usa e nell’Eurozona, sarebbe arrivato al 340% del Pil mondiale. Uno scossone forte in America, lo sarebbe ancora di più in Europa. Il Capo Economista di Renaissance Capital (uno dei maggiori fondi con base a Londra), Charles Roberston , si dice convinto che entro il 2014 la Grecia lascerà la scialuppa dell’euro e che la Spagna (dove il tasso di disoccupazione supera il 25% e si prospettano altri due anni d’impoverimento delle famiglie) adotterà una politica keynesiana (piaccia o non piaccia all’Ecofin e alla Bce). Pochi hanno notato il vero e proprio caos in Portogallo: il Capo dello Stato, Anibal Cavaco Silva, ha sottoposto la legge di bilancio alla valutazione della Corte Costituzionale per verificare se le misure anticrisi contenute nel testo siano conformi alla Carta, soprattutto in tema di equità della distribuzione dei sacrifici. Il Presidente del Consiglio, Pedro Passos Coelho, è esponente dello stesso partito di Silva.

La bomba americana avrebbe effetti su un’eurozona che pare in via di spappolamento (nonostante le parole rassicuranti che giungono da Bruxelles e da Francoforte). Il fragore sarebbe particolarmente forte in un’Italia con un debito pubblico elevatissimo e priva di Governo almeno sino a fine marzo. Cosa auspicare? Se uno dei maggiori partiti avrà una forte maggioranza sia alla Camera, sia al Senato dovrà prendere misure drastiche di tagli alla spesa pubblica (ormai il carico tributario è un freno alla crescita), di incoraggiamento della produttività, di promozione dell’aumento delle dimensioni d’impresa e di riforme dell’apparato politico-amministrativo per ridurne il peso sull’economia. Se la maggioranza che uscirà delle urne non sarà così forte e così compatta, si dovrà andare a un Governo di coalizione coeso sul programma, una “Grande Coalizione” anche liberandosi di alcune correnti interne agli attuali soggetti politici.

Se l’Europa dorme, noi non possiamo permettercelo. 

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