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FINANZA/ Campiglio: ci vorrebbe un Obama anche per Italia e Ue

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Barack Obama (Infophoto)  Barack Obama (Infophoto)

Vedo che la situazione in Europa e in Italia non cambia. Vedo con dispiacere e con preoccupazione che lo stesso welfare è guardato come una sorta di oggetto antico da rottamare. Questa politica del dimagramento continua e io non capisco perché non si debba temere quanto questa dieta possa compromettere la salute del malato, quando a forza di dimagrire si arriverà a essere ammalati gravi.

 

Esiste questo rischio?

 

Stiamo rischiando di pagare in modo molto caro. Perché, come dicevo prima, quando si esce da lunghi anni di depressione, le ferite rimangono e non si rimarginano facilmente. Faccio notare che noi abbiamo ormai concluso il quinto anno di crisi. Per quanto dobbiamo ancora andare avanti? Intanto è inutile girare intorno ai problemi: questi sono anni perduti, anni di generazioni perdute, di giovani che sono senza lavoro, che non hanno mai trovato e non trovano occupazione. Quello che si sta pagando è troppo caro. Io mi chiedo, ad esempio, se, in questo scontro tra creditori e debitori, dove non c’è alcuna elasticità nel risolvere i problemi, qualcuno si rende conto che poi ci sono interessi comuni e che nella crisi sono coinvolte persone in carne e ossa.

 

Intanto si assiste a questo fatto. La Bce da alle banche 200 miliardi di euro al tasso dell’1%. Nell’avversione al rischio che le caratterizza, in questo momento preferiscono incrementare i crediti alla Pubblica amministrazione (più 3,1%) e restringere, di 50 miliardi in un anno, i crediti alle famiglie e alle imprese.

 

I crediti che fa la Bce sono condizionati, pongono cioè delle condizioni. Ecco, in un momento come questo, la Bce potrebbe stabilire la concessione di crediti alle banche con il vincolo che una quota di questi soldi vada alle famiglie e alle imprese. Parlo di una quota, il 20% tanto per dire una cifra. Certo che ci si pone la domanda del perché questo non avvenga.

 

(Gianluigi Da Rold)



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