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FINANZA/ Il "golpe" di Palazzo Koch può salvare l’Italia

Ignazio Visco, Governatore della Banca d'Italia (Infophoto) Ignazio Visco, Governatore della Banca d'Italia (Infophoto)

Il circuito del credito è stato rimesso in moto negli Usa soprattutto grazie alla banca centrale: la Federal Reserve ha azzerato i tassi di interesse (e Ben Bernanke ha detto che non li aumenterà almeno fino al 2015), ha iniettato moneta liquida (con il Quantitative easing), ha acquistato titoli delle imprese e bond immobiliari (simili alle nostre cartelle fondiarie) evitando, nel primo caso, uno spiazzamento da parte dei buoni del tesoro e, nel secondo caso, sbloccando il mercato edilizio.

Di fronte a questo nuovo scenario, le banche commerciali sono tornate a prestare denaro, mentre quelle d’investimento hanno rimpinguato i profitti con il trading dei titoli pubblici e privati. Adesso sta all’industria trasformare il capitale in produzione, beni di investimento, merci e posti di lavoro. Smagrita e resa più efficiente, essa sta facendo quel che può, come nel caso dell’auto. Anche se il mercato non è tornato ancora a 15 milioni di vetture, le imprese fanno utili e assumono.

Che cosa ci vuole perché anche in Europa (e in Italia in modo particolare) riparta il meccanismo virtuoso del credito? Occorrono due condizioni: ridurre il peso dei titoli di stato nelle banche e allegerire i loro bilanci dai prestiti in sofferenza. La prima strada è stata seguita dalle banche tedesche, francesi, olandesi: si sono liberate di titoli pubblici in modo massiccio tra il 2011 e il 2012, ma così facendo hanno provocato la crisi dello spread che abbiamo vissuto fino a poche settimane fa; noi, gli spagnoli, i portoghesi (i greci erano ormai già fuori mercato).

Nel caso dell’Italia (e in parte anche della Spagna) ciò ha costretto le banche nazionali ad acquistare Btp e Bonos, riempendosi a loro volta di bonds e bloccando anche in questo modo i loro bilanci. I mille miliardi di euro prestati dalla Bce all’1% e a tempo indeterminato hanno impedito una nuova crisi di liquidità. Le banche italiane hanno preso 250 miliardi; ben 140 sono serviti a comprare titoli di stato. Quanto a quelle spagnole, la liquidità della Bce non è bastata e hanno dovuto chiedere aiuto all’Unione europea.

Ora che i tassi tornano in basso, i prezzi dei titoli risalgono e le banche potrebbero mettere in conto addirittura dei capital gain. Solo potenziali, però, perché se cominciano a vendere, il circolo vizioso s’innesca di nuovo. Dunque, bisogna inventarsi qualcosa, l’immaginazione non è di casa solo a Washington. Lo stesso dicasi per i crediti inesigibili, o quelli dubbi. Ad aggravare la situazione c’è il macigno dei debiti che la Pubblica amministrazione deve alle imprese, stimati in 90 miliardi. Corrado Passera aveva avuto una bella idea: pagarli con titoli di stato. Ma non è passata per la paura di peggiorare i dati sulla finanza pubblica. Ora di proposte ne circolano parecchie.


COMMENTI
17/01/2013 - La soluzione è nella Bce (Carlo Cerofolini)

Unica soluzione per prima non andare in rovina e poi vedere implodere l’area euro è quello che la Bce possa stampare moneta – come la Fed Usa e tutte le banche centrali del mondo – ed allontanare così la speculazione internazionale dal’euro stesso. Solo che finora da questa situazione, critica per tante nazioni Ue e destinata pure ad aggravarsi, chi ci ha guadagnato è stata la Germania, a spese soprattutto dell’Italia, e quindi ben si capiscono i niet teutonici in proposito. L’Italia sia quindi inflessibile su questo punto.