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FINANZA/ Petrolio e commodities, nuove "bolle" in arrivo

Pubblicazione:giovedì 17 gennaio 2013

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Nonostante famiglie e imprese non se ne siano minimamente accorti, il sistema è inondato di liquidità grazie alle politiche di stimolo delle banche centrali, Fed in testa, tassi d’interesse bassissimi e traders che hanno riattivato la modalità di rischio nei loro investimenti, cross valutari in testa. Insomma, prezzi in salita per tutte le asset classes, grazie anche alla spinta overnight dei contratti futures.

Bene, questo ambientino reso possibile dalle presse di mezzo mondo sta sì spingendo la Borsa al rialzo, ma anche creando un blitz sul mercato delle commodities i cui costi saranno pagati dai cittadini-contribuenti e i benefici finiranno nei bilanci delle banche d’affari e dei fondi speculativi. Prendiamo due espressioni tipiche del linguaggio borsistico: “asset class”, appunto, come ad esempio è tornato a essere in questi periodi il petrolio e “multiple expansion”, ovvero l’unica possibilità che hanno le equities di raggiungere dei guadagni, l’aumento della ratio prezzo-ricavo attraverso il vecchio principio del “pump and dump”, gonfia e scarica, quindi acquisti basati sulla retorica di Wall Street e non sui fondamentali.

Quest’ultima pratica ha come prima conseguenza la creazione di bolle, le quali non sono mai benigne, perché appena ci si scontrerà con una valutazione reale dei fondamentali dei mercati - e prima o poi accadrà - esploderanno. In compenso, se nazioni, fondi pensione, investitori retail e quant’altro perderanno soldi, altri soggetti - leggi Wall Street o la City - ne faranno a vagonate. Ed ecco entrare in scena l’altra definizione, l’asset class, nel nostro caso il petrolio: asset class è un’ampia categoria di attività finanziarie omogenee, normalmente suddivisibili in tradizionali (azioni, obbligazioni, strumenti di liquidità) e alternative (hedge funds, materie prime, investimenti immobiliari, prodotti strutturati e derivati).

Ogni asset class è caratterizzata da un profilo di rischio/rendimento e da una percentuale di correlazione ai mercati finanziari, ovvero da un andamento allineato o meno a quello degli indici di Borsa e dei mercati obbligazionari. Già, sapete perché nonostante non ci sia alcun fondamentale di domanda/offerta che lo giustifichi, il petrolio sia così caro e il costo per la benzina vi stia spennando il portafogli come se ci fossero in atto contemporaneamente un attacco israeliano sull’Iran, la chiusura di Suez e il blocco dell’estrazione in Venezuela? Proprio perché per mantenere pimpante la Borsa e i titoli petroliferi che pesano e molto sull’indice S&P 500, il greggio è tornato a essere un “asset class” e i traders stanno drogando il mercato comprando futures come se non ci fosse un domani a chiusura di mercato e durante la notte.


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COMMENTI
17/01/2013 - art. di Bottarelli. (Fausto Testaguzza)

Leggo con piacere i suoi articoli e condivido le sue ragioni sui mali della finanza che privatizza i guadagni e collettivizza le perdite ma, a costo di essere considerato un ingenuo, non riesco a capire le ragioni della politica che non agisce. In ogni caso grazie e buon lavoro.

 
17/01/2013 - Ma chi sono i gansters? (Pietro Sita)

Attendo con ansia un suo commento a questa chicca che ho appena letto su Bloomberg. La finanza è diventata peggio delle delle piaghe di biblica memoria. Al Capone e le mafie di tutto il mondo impallidiscono al confronto di questi banksters, sono dei piccolo e indifesi apprendisti! Tra l'altro i mafiosi, poverini, rischiano pure di finire in galera! Loro, i banksters, invece no, perchè ci potrebbero finire di mezzo degli innocenti, ci potrebbero essere dei contraccolpi al sistema bancario! Lo fanno solo per il nostro bene! http://www.bloomberg.com/news/2013-01-17/deutsche-bank-derivative-helped-monte-paschi-mask-losses.html