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BANCHE/ Così Deutsche Bank ha “preso per il collo” Mps

Pubblicazione:venerdì 18 gennaio 2013

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Si conferma un atteggiamento predatorio e speculativo. Sappiamo che Deutsche Bank è stata protagonista della grande campagna di vendita di titoli di Stato che ha contribuito fortemente, se non determinato, alla crisi dello spread del 2011. Adesso scopriamo invece che sempre Deutsche Bank prestava una cifra enorme a una delle banche italiane che più ha in pancia titoli di Stato. Ricordiamo infatti che Monte dei Paschi conta nel proprio patrimonio 25 miliardi di euro in titoli di Stato italiani.

Quindi di fatto che operazione ha messo in campo la banca tedesca?

Da una parte ha finanziato Monte dei Paschi con i derivati e a condizioni speculative, pur sapendo che è in possesso di tantissimi titoli di Stato italiano. Contemporaneamente ha invece venduto titoli di Stato italiani per poi rifinanziare nuovamente il Monte dei Paschi, semplicemente per permetterle di restituire il primo prestito, confidando sul fatto che poi non sarebbe fallita, come effettivamente è stato. Detto tutto ciò, è necessario però sottolineare un aspetto importante a tutela del sistema bancario italiano.

Quale?

Tra i tanti difetti che si possono riscontrare, non dimentichiamo che rispetto a tutti gli altri sistemi bancari europei, a cominciare da quello tedesco, inglese e francese, quello italiano ha avuto una tenuta di gran lunga superiore. A tutt’oggi, infatti, i bond governativi che sono stati necessari, per esempio, a mantenere in piedi il Monte dei paschi, la Banca Popolare di Milano e la Banca Popolare di Verona, sono stati pari a circa 6-7 miliardi di euro, contro le centinaia di miliardi di euro spesi dagli altri governi europei per non far fallire le proprie banche. Se quindi è vero che oggi le banche europee, comprese quelle italiane, stanno strangolando l’economia reale lesinando i loro finanziamenti per tappare i buchi che hanno lasciato aprire nei propri bilanci con una serie di errori gestionali che stanno oggi via via emergendo, è pur vero che all’estero è successo ben di peggio.

 

(Claudio Perlini)



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