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Economia e Finanza

DIETRO LE QUINTE/ Il "piano" di Draghi che fa fuori Berlusconi e Bersani

Mario Draghi (Infophoto)Mario Draghi (Infophoto)

Perché allora quelle tre righe del Bollettino che già fanno discutere? I dietrologi s’immaginano che la nota sia stata inserita all’ultimo momento come indiretta risposta alla benedizione da parte di Berlusconi per la candidatura di Mario Draghi al Quirinale. Guai a coinvolgere in qualsiasi modo la Banca centrale europea nei giochi della politica di un Paese che di suo resta debole e che, rispetto ai mercati, può solo giocare la carta dell’autorevolezza del presidente romano della Bce. Non scherzate con il fuoco, perché l’attuale luna di miele con i mercati può finire in qualsiasi momento.

Il monito, poi, si combina benissimo con il messaggio in arrivo dalla Banca Mondiale. Così come l’istituto di Washington ha voluto allertare i mercati, troppo sereni e fiduciosi, contro il rischio di un conflitto fiscale americano che potrebbe provocare una recessione globale, così la Bce, senza voler entrare nel merito della contesa politica di casa nostra, ha voluto avvertire i mercati, “drogati” dall’abbondante liquidità, che i trambusti italiani possono rimettere in discussione i progressi già conseguiti.

Solo pochi mesi fa i Big della City e di New York registravano febbrilmente ogni dichiarazione di partiti e partitini greci, scommettendo o paventando che l’azione dei neo-trotzkisti o dei neo-nazisti del Pireo potessero far crollare l’euro. Possibile che quegli stessi operatori accolgano con calma olimpica le promesse fiscali più strabilianti in un Paese come l’Italia, stressato dall’anno più duro del dopoguerra?

Non è affatto certo che Mario Draghi ami più di tanto l’austerità che frau Merkel imporrà all’Europa del Sud almeno fino alle elezioni del prossimo ottobre. Non è affatto detto che il Machiavelli romano non stia già tessendo da par suo una tela di accordi a tutto campo che prevedano, accanto al proseguimento della politica del rigore, l’afflusso di capitali internazionali nell’ambito della Bei o dell’Ems: dopo lo tsunami della liquidità, a breve potrebbero arrivare, a rimorchio della stabilità monetaria, investimenti a lungo termine, in grado di portare occupazione. Ma per far questo occorre che, al di là degli slogan elettorali, le forze politiche italiane (così come quelle di altri paesi) non nutrano l’illusione che si possa imporre alla Merkel un cambio di rotta a 180 gradi a sei mesi dalle elezioni. Che si possa, come sperano a sinistra, imporre, grazie all’alleanza con Parigi, una diversa politica a Berlino.