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Economia e Finanza

DIETRO LE QUINTE/ Il "piano" di Draghi che fa fuori Berlusconi e Bersani

Nel bollettino mensile della Bce diffuso ieri, ci sono parole sull’Italia che risultano per certi versi sorprendenti e inaspettate. UGO BERTONE ci spiega cosa potrebbe esserci dietro

Mario Draghi (Infophoto)Mario Draghi (Infophoto)

«L’accresciuta incertezza politica in Italia è stata all’origine, negli ultimi due mesi dell’anno, di alcuni flussi di capitali, con l’obiettivo di ricercare investimenti più sicuri (flight-to-safety), verso i titoli emessi dai paesi con rating “AAA”» . Sorprende quest’affermazione del bollettino mensile della Bce, perché non trova riscontro, a prima vista, con l’andamento dei listini, sia azionari che obbligazionari. Basti, tanto per citare un esempio, dare uno sguardo alla mappa degli acquirenti dell’emissione di Btp a 15 anni di martedì scorso, sottoscritta per 6 miliardi di euro: gli italiani sono stati il 40%, a cui si aggiunge un 29% di residenti in Gran Bretagna, il 9% della Germania, l’8% della Francia, il 5% dei Paesi scandinavi/Benelux. Intanto, lo spread tra Btp e Bund è sceso a quota 255, il rendimento è fissato al 4,16%, a un passo dal record (4,12%) degli ultimi 26 mesi.

Per quanto riguarda, invece, i titoli a tripla AAA, il rendimento del Bund tedesco, negativo a dicembre, è salito a 0,175%, al massimo dal 4 aprile scorso. L’unico titolo con un rendimento negativo resta il bond della Svizzera, ancora una volta il forziere d’Europa. Ma anche in questo caso, da fine anno a oggi si registra un sensibile cambiamento: -0,167% oggi contro -0,60% in agosto. Insomma, una volta tanto i numeri non giustificano il monito di Francoforte.

Certo, i rilievi del bollettino si riferiscono al momento più “caldo”, quando l’annuncio della discesa in campo di Silvio Berlusconi ha avuto immediate ripercussioni sul mercato azionario e ha riportato lo spread sopra quota 300. Ma l’effetto è stato di breve durata. Tempo una settimana e i mercati finanziari hanno assorbito la novità con disinvoltura. Né la campagna elettorale sembra aver modificato gli umori dei grandi operatori. «Quando incontro gli investitori non sento molte domande sulle elezioni in Italia» dice il chief Economist di Unicredit, Erik Nielsen.

Sono altri i fattori di cui i grandi operatori tengono conto: «La liquidità è uno tsunami che arriva, e quando il mercato torna gli investitori non possono rimanere ai margini». Ovvero, i signori del denaro non hanno tempo per seguire le comparsate dei leader sugli schermi tv. Per ora sono altri i “driver” che condizionano il mercato. L’enorme quantità di liquidità inutilizzata presente sul mercato, ove galleggiano più di 2 mila miliardi di dollari erogati dalla Fed e una cifra superiore in arrivo dalla Bce, il cui patrimonio sfiora ormai i 3 mila miliardi. Ma anche il venir meno dei timori di disgregazione dell’euro, che si è combinato con le manovre giapponesi per indebolire lo yen e analoghe pressioni sul dollaro.

Certo, a fine ottobre i Btp in mano a investitori esteri erano pari a 671 miliardi, in netto calo (142 miliardi) dai massimi del giugno 2011, prima della fuga dei capitali che impropriamente, con una voluta confusione sulle date, è stata confusa con la “congiura” contro il Governo. Ma in questi mesi, secondo gli addetti ai lavori, c’è stato un sensibile recupero.