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Economia e Finanza

IL CASO/ 1. Quei "poteri forti" che lasciano l’Italia senza guida

Alcune dichiarazioni di Monti, spiega GIOVANNI PASSALI, sembrano far capire che in Italia non contano quelle istituzioni che i cittadini sono abituati a ritenere le più alte

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La campagna elettorale ormai è entrata nel vivo. Ogni giorno i telegiornali sono riempiti con le ultime dichiarazioni del leader di turno, al quale corrispondono le controdichiarazioni degli altri, ad appoggiare o confutare le tesi più disparate. Gli elettori si schierano sempre di più, gli indecisi diminuiscono, ma la confusione aumenta. Non esiste più un giudizio chiaro in base al quale schierarsi o dividersi, tutti impegnati come sono a nascondere il grande delitto, il grande problema.

Il grande problema è che questi signori, finché permangono lo stato attuale di cose e di istituzioni, non contano più nulla. Non contano loro, come non contano i parlamentari europei, profumatamente pagati con i soldi nostri. Noi eleggiamo gli uni e gli altri, ma entrambi non contano più nulla. A decidere veramente sono ormai altri poteri, quelli finanziari che hanno favorito l’ascesa di Mario Draghi alla Banca centrale europea e poi hanno imposto Mario Monti alla guida dell’Italia. Lo hanno imposto non perché lui abbia le idee giuste per portarci fuori dalla crisi, ma perché esegua fedelmente le loro indicazioni. E lo scolaro, senza dubbio, si è applicato con molta disciplina.

La conferma che in Italia le massime istituzioni, quelle stabilite dalla nostra Carta Costituzionale, non contano ormai più ci è stata data proprio da Monti, il quale, parlando della fine del mandato di Napolitano, ha dichiarato: «Non ho voluto concorrere per quella carica perché la ritengo non tanto rilevante per il destino dell’Italia». Certo, poi ha rimediato affermando che «Napolitano è un’eccezione», ma non ha certo smentito l’affermazione precedente. Come si dice a Roma, una pezza peggio del buco.

Il professor Monti poteva almeno mostrare un minimo di gratitudine per la persona che, in quel ruolo, gli ha permesso di divenire Senatore a vita e poi Presidente del Consiglio. Ma l’esigenza di dire la verità, presente in ogni essere umano, questa volta lo ha reso poco diplomatico e quasi simpatico nella sua goffaggine. E pure ha detto una verità ormai accertata: il nostro Presidente della Repubblica prende istruzioni dalla Merkel, la quale a sua volta prende sul serio i pressanti consigli del governatore della Banca centrale tedesca, la Bundesbank. E la banca tedesca inizia a essere molto attiva ultimamente: è la seconda maggiore detentrice di oro fisico al mondo, ma questo fisicamente si trova dislocato in parte a New York, in parte a Londra e in parte a Parigi. Si tratta di una delle lontane conseguenze della Seconda guerra mondiale, una sorta di garanzia contro le mire espansionistiche della Germania, e a tutela del fatto che Berlino era troppo vicina al confine con l’est europeo, fisicamente troppo vicina al mondo comunista.


COMMENTI
21/01/2013 - commento (francesco taddei)

siamo pronti? le istituzioni per essere rifondate devono seguire una logica e un principio di unità di fondo, non il compromesso partitico della costituente della più bella del mondo. poi sulla germania: dopo anni di divisione si sono scoperti uniti nel destino, non c'è ue che tenga. impariamo.