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Economia e Finanza

SCENARIO/ Sapelli: tre riforme per salvare l’Italia

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Secondo tempo - Da ciò deriverà un aumento del debito pubblico Di qui la rinegoziazione essenziale e totale di tutti i trattati europei che non hanno nessuna giustificazione economica e giuridica, come ha dimostrato Giuseppe Guarino in maniera implacabile (si veda “Formiche”, n. 3 2012). Ne deve derivare l’eliminazione dei tetti di deficit e dei tetti pluriennali che non hanno altro scopo che imporre un dominio deflazionistico teutonico su tutta l’Europa, seguendo le orme di idee economiche già sviluppatesi in Germania alla metà degli anni Trenta e bovinamente accettate da banchieri centrali incompetenti e politici collegati alla grandi banche d’affari che speculano su quelle decisioni.

Farlo rapidamente implica impedire che l’esplosione dell’euro accompagni l’esplosione umana e sociale che si avvicina; e non si tratta - si badi bene - di scioperi, rivolte, ecc. I lavoratori e la gente comune e per bene sono troppo disillusi, stanchi, anomici per ribellarsi collettivamente: assisteremo ad atti isolati o di piccoli gruppi molto violenti e tutti disperati.

Terzo tempo - Ridefinizione dei poteri del Parlamento europeo eliminando le commissioni e smantellando la burocrazia europea centralizzata. La federalizzazione dell’Europa riporterà agli stati competenze e poteri. Il Parlamento dovrà votare la rinegoziazione del debito pubblico europeo su scala mondiale, eliminando derivati e altri strumenti di distruzione finanziaria di massa secondo le indicazioni già redatte dall’ex governatore della Banca d’Inghilterra Lord King - e da Paul Volcker per il Presidente Obama - e sino a oggi inascoltate, spezzando in due l’industria finanziaria e ritornando in tutto il mondo, e in primis in tutta Europa, alle regole di governance precedenti la famigerata legge Amato in Italia e alle famigerate altre leggi che abolirono il Glass Steagall Act voluto da Roosevelt dopo la grande crisi del 1929.

Infine, essenziale è la riduzione al 35% della tassazione sulle imprese e una negoziazione con le Parti sociali per abbassare in modo drastico le tasse sulla busta paga senza intaccare i contributi pensionistici del lavoro dipendente. L’introduzione del solo contratto di apprendistato è essenziale per cominciare a rovesciare l’ideologia secondo cui l’occupazione dipende dal mercato del lavoro anziché dagli investimenti.

Questo dovrebbe porre le basi, unitamente a una decisa politica di aumento dei salari e di ampliamento dei mercati interni, per il superamento della crisi.

 

P.S.: Naturalmente chi durante la campagna elettorale discuterà di ciò, dovrebbe essere premiato.

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