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SCENARIO/ Sapelli: tre riforme per salvare l’Italia

GIULIO SAPELLI ci spiega come alleviare le sofferenze sociali causate dalla crisi e cosa fare per cercare di porre delle basi utili a superare questo difficile momento per l'Italia

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Mi si chiede di dire la mia sugli strumenti utili per uscire dalla crisi. Lo faccio con titubanza, ma per non sfuggire alle responsabilità che chi critica si assume. Si tratta di una depressione mondiale complicatissima su cui ho scritto troppe volte. Sarà una crisi lunghissima: non si possono fare miracoli, ma si possono alleviare le sofferenze sociali. Queste sono le politiche che propongo non per risolvere la crisi, ma per alleviarne le sofferenze sociali ponendo le basi per superare la crisi.

Primo tempo - La disoccupazione è alle stelle, in Italia e in Europa. In pochi anni in Italia 5000.000 persone circa hanno perso il posto di lavoro. È una catastrofe nazionale. Occorre impedire che il massacro prosegua. Bisogna sostenere le piccole e le medie imprese e le grandi che sono in difficoltà. Oggi il problema principale per le imprese è quello del credito. Le banche cooperative e popolari non possono più far fronte all’enorme compito che sinora si sono accollate: sostituire le banche capitalistiche che hanno completamente abbandonato le imprese per curare invece se stesse - portate alla rovina da manager incompetenti e voraci e crudeli socialmente - con i denari della Bce.

Oggi dobbiamo creare una banca nazionale a proprietà pubblica nazionale per la continuazione dell’attività delle imprese di ogni dimensione e filiera e assicurare il lavoro, concedendo prestiti alle imprese in difficoltà e non entrando nel loro capitale, aiutandole a superare il momento di crisi in cui sono immerse. Il problema di fondo è la disoccupazione per la chiusura delle imprese, soprattutto piccole e medie. La prima cosa da fare è, quindi, fondare una banca per lo sviluppo su base nazionale che rastrelli fondi da tutte le risorse esistenti dello Stato: fondazioni bancarie nazionalizzandole; vendita rapida di immobili con snellimento delle procedure di vendita; capitale addizionale e di riferimento conferito dal ministero dell’Economia, così da dotare la banca della possibilità d’intervenire nelle crisi aziendali prestando denaro alle imprese in crisi e non entrando nel loro capitale.

Il modello è quello del rapporto instauratosi tra Governo nord-americano e industria automobilistica durante la presidenza Obama e che ha dato ottimi frutti. Questo implica la riforma radicale dello Statuto della Bce sull’orma di quello della Fed. La banca deve avere uno statuto monocratico. Inoltre, occorre procedere alla creazione - sollecitata da attori sociali a ciò culturalmente predisposti (volontari sociali, attori del no profit) - di imprese cooperative di ogni tipo e in ogni settore, così da creare lavoro, crediti al consumo, beni a basso prezzo, occupazione e lavoro e massimizzare occupazione e non profitto.