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CAOS MPS/ I quattro "colpevoli" di un pasticcio (non solo) finanziario

Pubblicazione:venerdì 25 gennaio 2013 - Ultimo aggiornamento:venerdì 25 gennaio 2013, 13.15

Palazzo Salimbeni, sede di Mps (Infophoto) Palazzo Salimbeni, sede di Mps (Infophoto)

2 - Un’autocritica gigantesca debbono farla i politici. Cominciando dai Ds, che nella loro frenetica ansia di avere una banca hanno fatto un pasticcio dopo l’altro. Il Montepaschi finisce nei guai quando, sganciatosi dalla scalata a Bnl nel 2005, viene messo sotto accusa: isolazionista, provinciale, l’unico rimasto zitello mentre tutti facevano matrimoni in apparenza sontuosi, come quello di Intesa con Sanpaolo e di Unicredit con Capitalia. A quel punto Mussari prende quel che c’è sulla piazza, cioè Antonveneta, la strapaga e si mette nei guai tanto che per imbellettare i bilanci finisce per contrarre nuovi debiti per coprire quelli vecchi.

Non sappiamo se ci sono violazioni civili o penali nell’operato suo, né in quello dei tanti politici dietro le sue spalle. Il problema non è giuridico, bensì politico ed economico. Magari l’intenzione è buona, ma il timing è pessimo, perché le fusioni avvengono in quel 2007 in cui scoppia la crisi finanziaria. E il valore dei nuovi gruppi bancari precipita. Tanto che la somma delle parti non sarà mai maggiore del valore di una singola parte. Intesa da sola valeva più di Intesa-Sanpaolo e viceversa. Alla faccia dei piccoli azionisti. Al governo c’era ancora Romano Prodi. Ma quando è arrivato Berlusconi le cose non sono cambiate. Ed è Tremonti a introdurre i bond salva-banche (a certe condizioni naturalmente).

3 - La Banca d’Italia davvero non sapeva nulla? Certo, le era stato nascosto il contratto Alexandria. Ma è un epifenomeno. La sostanza è quella di un bilancio che perde non i 700 milioni del derivato, ma 6,2 miliardi in 21 mesi, che accumula 17 miliardi di titoli più o meno sofferenti, oltre ad aggravarsi di 26 miliardi in titoli di Stato. Dunque, Grilli ha ragione nel dire che tutti sapevano che Mps era alla frutta, tanto da aver cambiato i vertici e inviato Alessandro Profumo con il mandato di ripulitore. Eraser ha fatto il suo lavoro fino in fondo.

4 - Il governo Monti, quando ha deciso il salvataggio sia con l’emissione di bond per due miliardi (più 1,9 stanziati da Tremonti nel 2009), sia garantendo una trentina di miliardi di titoli emessi da Mps stesso, voleva che prima si facesse pulizia sul passato. Non può essere altrimenti: ma anziché fare tutto in famiglia, non era meglio dire la verità, almeno quella conosciuta? Chi paga le tasse e chi poi comprerà i titoli ha il diritto di sapere. La trasparenza è un dovere in un’economia che voglia essere davvero di mercato. Adesso si annunciano dibattiti parlamentari e inchieste, mescolando questioni giudiziarie (delle quali non debbono occuparsi i partiti) a questioni di strategia bancaria e di politica del risparmio che invece, secondo la Costituzione, spettano a parlamento e governo. Pasticcio dopo pasticcio, confusione su confusione.


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COMMENTI
25/01/2013 - MPS e non solo (MAURO L'ERARIO)

Non vorrei fare il menagramo: ma siamo all'alba di una deriva autoritaria. Ormai è scontro senza quartiere tra potere giudiziario e politico (non solo: ma anche economico, finanziario ecc.). Lo scandalo MPS: possibile si sia scoperto in questi giorni oppure c'entra la scadenza elettorale? ILVA: è possibile che dopo oltre quarant'anni di inquinamento solo negli ultimi mesi la magistratura si accorge delle morti per cancro da inquinamento? Posso ancora andare avanti, ma è necessario fermarsi a contemplare l'"Allegoria del buongoverno" di Lorenzetti che affresca il Palazzo civico di Siena, dove la giustizia è sorretta dalla sapienza.

 
25/01/2013 - Trasparenza e chiarezza (Vittorio Cionini)

Chi predica trasparenza e chiarezza nel mondo economico/finanziario dovrebbe essere consapevole che in pratica vuole distruggere un sistema per crearne un altro dove succederanno le stesse cose. Dai tempi di Adamo ed Eva é così ed é necessario che sia così altrimenti le società non progrediscono. Senza la cieca (nel senso che non si vuol vedere quello che si guarda) fiducia in bilanci paludati e certificati ma sostanzialmente falsi tutto il castello finanziario crolla miseramente. Che bisogno ci sarebbe di redigere documenti su carta patinata, circondarsi di marmi e paramenti in prestigiosi palazzi e usare linguaggi esoterici se non fosse necessario buttare fumo negli occhi degli sprovveduti. Fino al momento in cui si dice "il Re é nudo" e ci si prepara a vestirne un altro. Vittorio Cionini P.S. Credo che questo mio commento sarà ritenuto inopportuno e non pubblicato.

 
25/01/2013 - Risorse finanziarie per futuri investimenti! (Silvano Rucci)

Al nostro Ministro Giulio Tremonti, che, a suo tempo, ha provato a creare una Banca italiana Statale, è stato risposto che non è possibile in quanto questa soluzione è una pratica comunista mentre noi siamo un Paese socialista e non comunista! Fino a quando ci verranno imposte delle “idiozie” di questo tipo il nostro sarà un retaggio totalitario del potere capitalistico, che tutto è tranne che socialismo, anche se nel frattempo le nostre Aziende languono per mancanza della normale liquidità e mancanza di risorse finanziarie per nuovi investimenti!