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TERREMOTO MPS/ Forte: un disastro cominciato nel 1999

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Monti che accusa il Pd di spregiudicato affarismo bancario, il Pd che accusa Monti di aver candidato in posizione blindata Alfredo Monaci, già membro del Cda di Mpddal 2009 al 2012, ai tempi della gestione Mussari; nel frattempo, Bankitalia dice che non poteva sapere, e che adesso sa perché è stata la nuova gestione a comunicare cifre e dati occultati dalla vecchia. Sta di fatto che qualcuno dovrà pur fare chiarezza su quel che sta accadendo a Monte dei Paschi di Siena, spiegando come si è potuta originare una tale crisi del terzo gruppo bancario italiano senza che nessuno se ne accorgesse. Ieri, poi, l’Assemblea dei soci ha approvato un aumento di capitale fino a 6,5 miliardi di euro. Di quel che sta accadendo intorno a Palazzo Salimbeni, ilsussidiario.net ha parlato con Francesco Forte, economista ed ex ministro delle Finanze.

 

Come si è potuti arrivare a questa situazione?

Il peccato originale risiede nel fatto che Giuliano Amato consentì la genesi delle banche possedute dalle Fondazioni bancarie, i cui utili vengono oggi destinati a “scopi benefici”; in sostanza, sovvenzioni che catturano consensi. Si è creato un intreccio tra politica e affari di natura ambigua che, nel caso di una comunità locale ristretta, diventa ancora più perverso ed efficace nel rafforzare i benefici delle elargizioni politiche.

 

Se la banca è in mano ad azionisti cosa cambia?

Gli azionisti privati guardano, anzitutto, ai bilanci, si preoccupano dei problemi economici e finanziari, e sono obbligati alla trasparenza. E se scoprono l’esistenza di perdite non le lasciano marcire, ma agiscono. Se la banca è comandata da una Fondazione, invece, il suo capo non è scelto in virtù delle sue capacità di produrre reddito o erogare credito, ma per creare consensi sociali. E, nel caso in cui nell’ambiente ristretto degli azionisti di controllo si scoprano delle malversazioni, invece che cacciarlo se lo tengono ben stretto, perché sussiste un rapporto fiduciario di natura diversa da quello strettamente economico. Chi è interessato ai voti e meno ai denari ha scarsa attenzione nello scegliere le persone.

 

Poteva Bankitalia non sapere quel che accadeva a Palazzo Salimbeni?

Tecnicamente, poteva. Non dimentichiamo che Draghi ha lasciato intendere che siamo di fronte a una situazione grave di natura giudiziaria, essendo stati truccati i bilanci, e che la vera natura del buco è emersa solo in seguito alle informazioni fornite dalla nuova gestione, che non voleva essere compromessa con la vecchia.

 

E il Governo, invece, poteva non sapere?



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