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FINANZA/ Ecco la "merce" italiana che fa gola alla Germania

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Già, così quando in quel mercato unico l’offerta si mostra in eccesso, svalutandone il valore, per difetto di domanda si impone la necessità di riportare in equilibrio quel commercio squilibrato, acquistando l’unica merce scarsa sul banco della spesa: la domanda. Tocca a chi vende importare quella merce che fa smerciare il già prodotto, fa riprodurre dando continuità al ciclo, fa crescere l’economia per fare utili. Tocca così investire i surplus, non altrimenti investiti, per remunerare il valore di quella merce e i costi di quell’esercizio, ricostituendo la capacità di spesa di tali tizi. Et voilà, per l’area comune un nuovo equilibrio: surplus più acconci, deficit meno sconci, pure meno debito. Si raddrizzano i conti, si riavvia il meccanismo dello scambio.

Sbirciando qua e là qualcosa già si intravvede. Mentre per l’equilibrio di bilancio i tedeschi chiedono tagli su tagli per tutti, in casa loro il basso costo del debito consente di retribuire chi deve spendere. Zitti zitti, quatti quatti assumono dipendenti nella Pubblica amministrazione, aumentano i salari e le pensioni per dare focillo al potere d’acquisto; un discreto inizio.

Per l’equilibrio della bilancia commerciale d’area dovranno fare di più. Giustappunto acquistare la domanda d’altri. Il modo per ricapitalizzare quegli associati che acquistano l’offerta loro, ripristinandone il valore. Do ut des!

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